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Lavarsi le mani, un argine contro l’antibiotico-resistenza

Acqua e sapone contro virus e batteri. La prevenzione di comuni infezioni, come raffreddori e influenza, e delle ben più pericolose infezioni ospedaliere si fa anche con un gesto quotidiano quale il lavaggio delle mani. L’igiene, poi, non rappresenta solo uno strumento essenziale contro la trasmissione degli agenti patogeni ma anche contro l’antibiotico-resistenza. Le infezioni correlate all’assistenza sono infatti causate anche dall’azione di microbi resistenti agli antibiotici.

Fino al 33% dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico – dice l’Oms, Organizzazione mondiale della Sanità – è colpito da infezione e in un caso su due può essere un’infezione da microrganismi resistenti agli antibiotici. Pertanto sia i lavoratori del settore sanitario sia i caregiver, ovvero i familiari che si occupano dell’assistenza dei pazienti, devono lavarsi le mani e soprattutto devono farlo correttamente.
 
Non fare in fretta

Il gesto è semplice ma non dev’essere eseguito con disinvoltura. Il lavaggio delle mani, per essere davvero efficace, non può durare meno di 40 secondi/un minuto se si usano acqua e sapone e meno di 30-40 secondi se invece si usa una soluzione alcolica, un igienizzante a cui si può ricorrere in mancanza di acqua. Delle mani non andrà trascurata nessuna area: in primo luogo devono essere strofinati i due palmi, poi il palmo di una mano con il dorso dell’altra e viceversa, gli spazi interdigitali incrociando le dita delle due mani, poi i pollici, da frizionare nel pugno dell’altra mano, le punte delle dita da strofinare invece sui palmi.

Come ricorda il ministero della Salute lavarsi le mani è raccomandato soprattutto quando si passa molto tempo fuori casa oppure si è stati in luoghi pubblici ampiamente frequentati, dai cinema alle palestre alle sale d’attesa fino ai mezzi di trasporto come autobus e metropolitane. In questo modo si può limitare il contagio dei germi e infatti il lavaggio delle mani viene sempre annoverato come misura di prevenzione dell’influenza di stagione: toccandosi naso, occhi o bocca con le mani colonizzate dai microbi se ne facilita l’ingresso nell’organismo. Allo stesso modo si può limitare la trasmissione di infezioni alimentari lavandosi dopo aver manipolato alimenti crudi come la carne.

Ancora, quest’azione è suggerita dopo aver tossito, starnutito o soffiato il naso, dopo aver toccato gli animali domestici, dopo essere stati in bagno o dopo aver cambiato un pannolino. Chi mangerebbe, poi, senza essersi lavato le mani? Non solo prima di mettersi a tavola, ma anche prima di manipolare le lenti a contatto, di medicare o toccare una ferita o di assumere o somministrare un farmaco è meglio che si abbiano le mani pulite.

Minimizzare il rischio delle infezioni ospedaliere

L’Oms ha ribadito il valore del lavaggio delle mani in occasione della giornata mondiale dedicata a questo gesto (giornata che si celebra il 5 maggio). L’agenzia dell’Onu è da tempo impegnata sul fronte della prevenzione e del controllo delle infezioni correlate all’assistenza anche con le attività di promozione dell’igiene delle mani nelle strutture sanitarie.

Le infezioni ospedaliere sono il più frequente effetto avverso nei centri di cura e nessun Paese o istituzione può rivendicare il fatto di aver risolto questo problema, sottolinea l’Oms. Centinaia di milioni di pazienti, ogni anno, sono colpiti da questo tipo di infezione, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito. E il problema si interseca con il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, uno dei principali pericoli per i sistemi sanitari di tutto il mondo. I costi di questa grave minaccia sono in termini di maggiore mortalità, ricoveri più lunghi, ricorso a trattamenti più articolati e inevitabilmente in un aumento dei costi sanitari.

Le infezioni correlate all’assistenza sono causate anche da microrganismi in grado di resistere all’azione degli antibiotici. Per contribuire ad arginare questo fenomeno è necessario prevenire e controllare il rischio infettivo. Ecco perché a medici e caregiver viene raccomandato di lavarsi le mani, preferibilmente con gli igienizzanti o con acqua e sapone se le mani sono visibilmente sporche, in alcuni momenti chiave: prima e dopo il contatto con un paziente, prima di preparare e somministrare un’iniezione, se si è entrati in contatto con fluidi corporei e dopo aver toccato gli oggetti vicini al paziente.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 07/05/2019