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L'ormone che può ridurre il rischio di aborto

Una terapia a base di progesterone potrebbe aiutare le donne a rischio di aborto, e che già ne hanno avuto esperienza, a portare a termine la gravidanza. Un team di ricercatori provenienti dalla University of Birmingham e da altri centri di ricerca ha valutato l’efficacia di questo trattamento ormonale su una vasta popolazione femminile: “Il ruolo del progesterone nelle donne colpite da emorragia nelle prime fasi di gravidanza è stato studiato e dibattuto per circa 60 anni – spiega uno degli esperti coinvolti, Arri Coomarasamy – . I nostri dati sulle donne a rischio di aborto e che hanno già subito precedenti aborti, che portrebbero beneficiare del trattamento con progesterone hanno ampie implicazioni pratiche. Questo trattamento potrebbe salvare migliaia di bambini”.

Nel primo trimestre l’aborto spontaneo è un fenomeno relativamente comune. Secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologistssi si verifica in una gravidanza nota su dieci. Le sue probabilità aumentano con l’avanzare dell’età: in oltre un caso su tre interessa donne con oltre 40 anni. Tra i suoi fattori di rischio ci sono anche patologie come il diabete, problemi all’apparato genitale e condizioni come sovrappeso e obesità.

Perdite vaginali come sintomo principale

Gli autori dello studio, pubblicato di recente su New England Journal of Medicine, hanno coinvolto 4153 donne in gravidanza seguite da 48 ospedali di tutto il Regno Unito e di età media pari a 31 anni. Le partecipanti sono state divise in modo casuale in due gruppi: al primo, formato da 2079 donne, è stato prescritto un trattamento a base di progesterone, al secondo, con 2074 soggetti, è stato invece somministrato un placebo equivalente, in entrambi i casi per due volte a settimana. Il trattamento è iniziato dopo i primi episodi di emorragia vaginale, il sintomo principale dell’aborto spontaneo assieme ai dolori addominali, comunque entro sedici settimane di gestazione.

Adam J. Devall, tra gli autori dello studio denominato ‘progetto Prism’, ha ricordato il motivo per cui si è deciso di condurre questo lavoro: “È stato realizzato per rispondere a una domanda di ricerca molto importante: se il progesterone dato a donne incinte a rischio di aborto potesse aumentare il numero di bambini nati almeno dopo la 34° settimana rispetto alle donne che avevano assunto un placebo”.

Maggiori benefici a fronte di più aborti precedenti

Dalla ricerca, però, non sono emerse differenze statistiche significative tra i due gruppi di gestanti: nel gruppo di donne trattate con il progesterone l’incidenza di parti entro il termine delle 34 settimane è stata del 75%, di poco superiore al secondo, dov’è stata pari al 72%. Tuttavia, considerando solo le donne che in precedenti gravidanze erano già andate incontro ad aborti spontanei, le differenze diventavano più nette.

Se la complicanza si era già verificata una o due volte, nel primo gruppo il 76% delle gravidanze era andato a buon fine, il 72% nel secondo. Il beneficio del trattamento ormonale era ancora maggiore se gli aborti spontanei passati erano stati almeno tre: 72% di parti nel primo gruppo rispetto al 57% tra le donne che avevano preso il placebo.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 13/05/2019

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