Logo salute24

Età, sonno, umore: le tre chiavi per la memoria di lavoro

Con gli anni, si sa, la memoria si offusca. Ma i ricordi possono diventare meno nitidi anche se si dorme poco e se si è depressi. Ciascuno di questi tre elementi – età, sonno, umore – è fortemente correlato al buon funzionamento della memoria di lavoro, quella che permette di archiviare temporaneamente delle informazioni utili per l'esecuzione di molti processi cognitivi. E ciascuno è correlato a diversi aspetti di questo tipo di memoria, agli aspetti quantitativi o a quelli qualitativi. L’ha osservato un team di psicologi guidato da Weiwie Zhang della University of California di Riverside (Stati Uniti): “Ora ci è più chiaro il modo in cui questi tre fattori impattano sulla memoria di lavoro. Questo potrebbe farci capire meglio i meccanismi che sottostanno allo sviluppo della demenza senile”, spiega il ricercatore.

Ed ecco il consiglio dell’esperto per un invecchiamento meno costrittivo: “Affinché la mente possa lavorare al meglio, è importante che gli anziani si assicurino una buona qualità del sonno e che siano di buon umore”.

Un magazzino di dati

La memoria di lavoro è un elemento chiave di una mente efficiente. È quella parte di memoria a breve termine che immagazzina, gestisce e processa dati e informazioni necessari per processi cognitivi come l’apprendimento, il ragionamento e la comprensione. È un tipo di memoria a cui si ricorre nello svolgimento di diverse funzioni cerebrali superiori tra cui l’intelligenza, il problem-solving creativo, il linguaggio, la pianificazione delle azioni.

Per valutare le ricadute sul funzionamento della memoria di lavoro di sonno, età e umore, i ricercatori hanno condotto due studi che sono confluiti in un lavoro di ricerca pubblicato su The Journal of the International Neuropsychological Society. Nel primo studio sono stati coinvolti 110 studenti del college che hanno risposto a dei questionari sulla qualità del sonno e sull’umore e sottoposti a un test mnemonico. Al secondo ramo della ricerca, invece, ha preso parte una popolazione composta da 31 soggetti di età compresa fra i 21 e i 77 anni, al fine di osservare da vicino la relazione di questo tipo di memoria con l’età.

Si ricorda con più difficoltà

Gli autori della ricerca hanno guardato più specificatamente alla relazione fra questi tre elementi e due distinti aspetti della memoria: “Altre ricerche – ricorda Zhang – hanno già collegato separatamente ciascuno di questi fattori alla memoria di lavoro in generale ma il nostro lavoro ha guardato a come questi fattori si associassero alla qualità e quantità della memoria”. Sebbene da tutti e tre i fattori derivasse un pregiudizio alla memoria, che diventa così confusa, annebbiata, questi sembrano comportarsi in maniera propria, probabilmente risultanti da meccanismi cerebrali indipendenti.

“I tre fattori – aggiunge ancora l'esperto – sono interconnessi. Ad esempio è probabile che gli anziani, più dei giovani adulti, abbiano un umore negativo. La scarsa qualità del sonno è anche associata con l’umore depresso”. Non è escluso quindi che un effetto osservato possa essere influenzato anche da altri fattori.

La qualità delle memoria di lavoro, ovvero il suo grado di accuratezza, si correlava negativamente con l’età: più una persona è in là con gli anni più debole e meno precisa sarà la sua memoria. Di contro, l’umore depresso e la perdita di sonno si correlavano a una minore probabilità di ricordare un evento di cui si è avuta esperienza, l’aspetto ‘quantitativo’ della memoria di lavoro.

Questi dati – concludono i ricercatori – potrebbero contribuire a definire dei trattamenti per controbilanciare l’impatto negativo di sonno, età e umore sulla memoria di lavoro.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 16/05/2019

potrebbe interessarti anche: