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04-06-2019

Diagnosi cardiache, nuova risonanza non invasiva




La risonanza magnetica potrebbe essere utilizzata per effettuare diagnosi cardiache. Lo sostiene uno studio pubblicato su Science Translational Medicine dai ricercatori del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles (Usa), che hanno sviluppato un nuovo metodo in grado di analizzare il modo in cui il cuore utilizza l'ossigeno.


Attualmente i test diagnostici disponibili per misurare il flusso di sangue al cuore richiedono l'iniezione di sostanze chimiche radioattive o mezzi di contrasto, che modificano il segnale della risonanza magnetica e rilevano la presenza di malattie. Tuttavia, questo metodo presenta alcuni rischi e non è raccomandato per molti pazienti, compresi quelli affetti da scarsa funzionalità renale. Per risolvere il problema, gli scienziati hanno sviluppato un nuovo metodo, chiamato cfMRI (cardiac functional magnetic resonance imaging) che non necessita dell’uso di sostanze chimiche, non presenta rischi e può essere utilizzato su tutti i pazienti.


Gli autori spiegano che i test condotti finora dimostrano che cfMRI consente di studiare l'attività del cuore dei pazienti e di rilevare con precisione le malattie cardiache. Questo metodo prevede l'esposizione ripetuta all'anidride carbonica, che viene utilizzata per testare se i vasi sanguigni del cuore stiano lavorando correttamente per fornire ossigeno al muscolo cardiaco. Un apparecchio di  ventilazione meccanica modifica la concentrazione di anidride carbonica nel sangue, provocando una modifica nel flusso sanguigno al cuore che non si verifica in presenza di malattie. La risonanza è in grado di rilevare in modo affidabile se questo cambiamento avviene o meno, per cui indica se il cuore del paziente è sano o se presenta delle anomalie.