Logo salute24

Un segreto evolutivo? La percezione degli "alti musicali"

La capacità di apprezzare la musica potrebbe distinguere l’uomo dagli altri primati. Lo affermano gli scienziati statunitensi del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge e del National Institute of Mental Health di Bethesda, che hanno osservato cos’avviene nel cervello di umani e macachi quando ascoltano suoni dotati, o meno, d’intonazione. “Abbiamo scoperto che una regione dell’encefalo umano ha una maggiore preferenza per i suoni intonati rispetto al cervello  dei macachi – spiega Bevil R. Conway, che ha coordinato la sperimentazione -. I risultati suggeriscono la possibilità che questi suoni, che sono presenti nel linguaggio parlato e nella musica, possano aver modellato l'organizzazione di base del cervello umano”.

 

Nel corso della ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience, gli autori hanno utilizzata la risonanza magnetica funzionale per monitorare l'attività cerebrale di alcuni volontari sani e di un gruppo di macachi, mentre erano intenti ad ascoltare diversi tipi di suoni o rumori. Anche se la frequenza di tutti gli elementi sonori era uguale, alcuni erano privi d’intonazione, mentre altri la possedevano. Al termine dell’esperimento, è emerso che l’encefalo umano era molto più sensibile ai suoni dotati di un’intonazione rispetto a quello dei macachi. In particolare, la corteccia uditiva dei partecipanti era molto più reattiva di quella degli animali durante l’ascolto dei segnali acustici intonati.

 

“Abbiamo osservato che le reazioni cerebrali di umani e scimmie erano molto simili durante l’ascolto di suoni che avevano una determinata gamma di frequenze – spiega il dottor Conway -. Ma quando abbiamo aggiunto un’intonazione ai suoni, alcune di queste stesse regioni del cervello umano sono diventate più reattive. Questi risultati suggeriscono che i macachi potrebbero percepire la musica e altri suoni in modo diverso. Al contrario, il modo in cui questi primati sperimentano gli aspetti visivi è probabilmente molto simile al nostro. Questo ci fa chiedere quale tipo di suoni abbiano sperimentato i nostri antenati”.

 

Gli autori ipotizzano che il linguaggio e la musica potrebbero aver influenzato lo sviluppo evolutivo dell’encefalo umano. “La scoperta suggerisce che il linguaggio e la musica potrebbero aver cambiato radicalmente il modo in cui i nostri processi cerebrali si sviluppano – conclude l’esperto -. Può anche aiutare a spiegare perché per gli scienziati è così difficile addestrare le scimmie a svolgere esercizi uditivi che gli umani svolgono relativamente senza sforzo”.

 

Foto: Anne-marie Ridderhof - Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 12/06/2019