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Tumore ai polmoni, la diagnosi precoce grazie al fiuto dei cani?

L’olfatto dei beagle potrebbe rivelarsi una preziosa arma anti-cancro. Grazie al loro naso, tre esemplari di questa razza sono stati in grado di identificare dei tumori al polmone: i cani hanno distinto i campioni di sangue di pazienti oncologici da quelli di soggetti sani. Se si riuscisse a isolare le molecole rilevate dai cani per individuare la patologia, si potrebbe mettere a punto uno strumento clinico efficace e dai costi contenuti per lo screening del tumore polmonare. È l’auspicio di un team di ricercatori del Lake Erie College of Ostheopathic Medicine (Stati Uniti) che ha condotto questo studio con la collaborazione dei tre cani. “C’è ancora molto lavoro da fare ma stiamo facendo grandi progressi”, ricorda uno degli scienziati Thomas Quinn.

Ancora indietro sullo screening

Il tumore al polmone è la principale causa di mortalità oncologica nel mondo. Anche in Italia, dove si colloca al terzo posto per numero di diagnosi nella popolazione generale. Alla diagnosi precoce sono correlate le maggiori probabilità di sopravvivenza tuttavia i sintomi della neoplasia non si manifestano fino a quando la malattia non è arrivata ai suoi stadi più avanzati. Questa sua evoluzione rende pertanto la diagnosi precoce più difficile.

Inoltre gli strumenti utilizzati per provare a fare screening non si sono rivelati efficaci, ad esempio la radiografia toracica o la tomografia computerizzata. Quest’ultima è associata a un alto tasso di falsi positivi (ovvero il test dà risultato positivo ma in assenza della patologia) e non riesce a identificare tumori con precise caratteristiche (piccoli, centrali, prossimi ai vasi sanguigni); inoltre studi condotti in precedenza - ricordano i ricercatori - indicano che il 90% dei tumori polmonari non diagnosticati si verifica quando viene eseguita la radiografia toracica.

Per questi motivi c’è bisogno di nuovi strumenti, non invasivi e più sostenibili economicamente, per migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre la mortalità per tumore polmonare. Il traguardo da centrare è scoprire dei biomarcatori specifici per questa malattia oncologica, una sorta di firma che il tumore lascia nell’organismo. La ricerca biomedica potrebbe sfruttare proprio le abilità olfattive dei cani, come suggerisce questo studio pubblicato su Journal of the American Osteopathic Association.

Alla ricerca dei biomarcatori

Tre beagle sono stati addestrati per otto settimane e poi sono stati portati in una stanza in cui erano presenti i campioni di sangue di dieci individui, sia uomini che donne di età compresa tra 26 a 80 anni d’età, pazienti con tumore ai polmoni non a piccole cellule o soggetti sani. Perché proprio i beagle? Perché hanno un olfatto particolarmente acuto grazie ai tantissimi geni codificanti i recettori olfattivi. Dopo aver annusato i campioni di sangue i cani sono stati in grado di distinguere quelli dei pazienti oncologici con un’accuratezza del 97%: gli animali si sedevano davanti a questi prelievi mentre continuavano ad annusare se non avevano rilevato nulla. Se si sedevano davanti ai campioni di sangue degli individui sani erano incoraggiati ad alzarsi e a continuare la ricerca.

Il team di ricerca sta completando un secondo studio. Questa volta i cani sono stati impiegati per identificare tumori a polmone, seno e colon-retto annusando il respiro dei pazienti emesso in una maschera.

Il prossimo passo sarà quello di ‘scomporre’ i campioni sulla base delle loro proprietà fisico-chimiche e di ripresentarli ai cani fino a che vengono individuati dei marcatori specifici per ogni tumore. Secondo Quinn si tratta di un filone di ricerca che potrebbe portare a uno screening migliore e a soluzioni diagnostiche più efficaci: “Al momento sembra che i cani abbiano una maggiore abilità naturale a individuare il cancro rispetto alle nostre tecnologie più avanzate. Una volta che abbiamo capito ciò che loro sanno potremmo essere in grado di metterci al passo”, conclude l’esperto.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 20/06/2019