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L'arte del selfie e la tentazione della chirurgia plastica

Ritocchini e social vanno d’accordo. Chi passa molto tempo su siti e app come Snapchat, utilizzando anche i suoi filtri per modificare le foto, Tinder e YouTube, ha un atteggiamento più aperto nei confronti della chirurgia estetica, la accetta più di buon grado. A correlare la percezione della chirurgia con l’uso dei social media, ma anche l’impatto che questi hanno sull’autostima, è stato un team di ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti) in uno studio pubblicato di recente su Jama Facial Plastic Surgery.

Dal medico per sembrare più belli in foto

Con i social media si è padroni della propria immagine. L’immagine di sé viene controllata anche grazie alla possibilità di modificare le foto con i numerosi strumenti di photo editing oppure con i filtri presenti all’interno delle stesse piattaforme social. La forma che domina nel panorama dell’auto-rappresentazione è il selfie e i riferimenti a questo particolare tipo di ritratto sono entrati anche negli studi dei chirurghi estetici. Non è assolutamente inusuale sentire qualcuno che vuole correggere dei difetti o ringiovanire il viso per venire meglio in foto.

Secondo un sondaggio del 2017 della American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery il 55% dei chirurghi estetici ha riferito di pazienti che chiedevano un ritocchino per migliorare la loro immagine nei selfie. Nella comunità scientifica è stata introdotta di recente l’espressione dismorfismo da Snapchat per indicare il comportamento di chi chiede aiuto alla chirurgia per migliorare il suo aspetto e rendere simile la sua immagine a quella digitale modificata con i filtri.

Scarsa autostima negli utenti di WhatsApp

Per valutare la correlazione tra l’impiego dei social e l’inclinazione nei confronti della chirurgia estetica i ricercatori guidati da Lisa Ishii hanno somministrato un sondaggio online a 252 soggetti, di cui 184 donne, di età compresa tra 18 e 55 anni (in media 24,7 anni). La quasi totalità della popolazione coinvolta, il 96% non si era sottoposta ad alcun intervento estetico. Il team ha indagato sulle abitudini social dei partecipanti: quali piattaforme e quali app per modificare le foto usassero, quanto tempo trascorressero sui social network e quanto per correggere una foto prima di pubblicarla. In media i soggetti navigavano almeno su un social e trascorrevano sette ore tra post, foto, like e commenti.

In base al tipo di social cambiava l’atteggiamento degli individui nei confronti della chirurgia estetica. Chi usava YouTube, Tinder, e Snapchat, compresi i suoi tanti filtri, accettava maggiormente lifting e botox di chi non li usava. Un minor grado di accettazione è stato ravvisato in chi passava invece molto tempo su VSCO (un’applicazione per fotografie) o usava i filtri di Instagram. Anche chi aveva riferito di aver eliminato il suo tag da una foto o di averla proprio cancellata perché non era stata ritoccata digitalmente era più aperto nei confronti del bisturi. Lo stesso atteggiamento riguardava anche chi usava i filtri per modificare il viso o il corpo e non semplicemente per cambiare la luminosità della foto, lavorando ad esempio su brillantezza e contrasto. Photoshop e WhatsApp si associavano invece a un minor grado di autostima.

Il motivo per cui si decide di rivolgersi al chirurgo può avere radici anche nei social media e nella volontà di apparire meglio sui propri profili. La relazione tra immagine di sé, autostima e social network è molto stretta e questo studio lo dimostra ancora una volta. I social hanno però un impatto diverso sul grado di apertura nei confronti della chirurgia e probabilmente per i diversi servizi che offrono. Ad esempio WhatsApp fa entrare in relazione gli utenti con i propri amici e quindi si è meno esposti all’influenza delle persone fuori dalla propria rete di contatti, cosa che invece succede con Tinder, strumento che enfatizza l’apparire attraverso lo spiegamento delle foto profilo. La voglia di verificare la propria autostima è tra le principali motivazioni che spingono a iscriversi a Tinder contribuendo probilmente al maggior grado di accettazione della chirurgia estetica registrato dai ricercatori.

Il caso di YouTube è peculiare perché qui si può essere influenzati in maniera più ampia dall’attività degli altri utenti. Chi lo usava molto ha fatto segnare una minore autostima proprio perché il sito può generare confronti tra i diversi iscritti che minano la considerazione di sé. Ma il grado di accettazione della chirurgia è elevato, forse perché il desiderio di sentirsi meglio, più felici o più sicuri di sé, anche dal punto di vista estetico è un chiaro impulso a rivolgersi al chirurgo plastico.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 01/07/2019

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