Logo salute24

Cancro, negli Usa persi quasi 9 milioni di anni di vita

Il cancro ha delle notevoli ricadute anche in ambito socio-economico. La malattia e le sue conseguenze comportano infatti una riduzione della forza lavoro e un calo di produttività a carico di un’intera nazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, nella popolazione tra i 16 e gli 84 anni, i mancati guadagni per la mortalità oncologica ammontano a 94,4 miliardi di dollari. I decessi per tumore, inoltre, determinano una perdita di oltre 8,7 miliardi di anni di vita.

I dati, riferiti al 2015, sono contenuti in un nuovo report dell’American Cancer Society pubblicato di recente su Jama Oncology.

Quasi mezzo milione di decessi

Quantificare l’impatto delle malattie oncologiche sull’assetto socio-economico di un Paese aiuta a definire le politiche pubbliche con cui gli Stati possono intervenire per fare prevenzione e cercare di controllare l’incidenza dei tumori, la seconda causa di mortalità negli Stati Uniti: le stime per il 2019 parlano di oltre 606 mila decessi. Pertanto un team di ricercatori dell’American Cancer Society ha calcolato il numero di anni di vita persi per persona utilizzando i dati della mortalità oncologica e dell’aspettativa di vita in individui tra i 16 e gli 84 anni che hanno perso la vita per un tumore nel 2015. In quell’anno i decessi sono stati 492.146 per un totale di 8.739.939 anni di vita persi.

A questi sono corrisposti mancati guadagni pari a 94,4 miliardi di dollari, con un’incidenza di 29 milioni ogni 100 mila abitanti, poco meno di 192 mila a individuo. Le stime hanno preso in considerazione solo le perdite economiche dovute al calo della produttività e non altri costi associati alla malattia come ad esempio i costi di trattamento e il caregiving.

Buona parte dei costi da tumori prevenibili

I ricercatori, guidati da Farhad Islami, hanno anche misurato l’impatto dei singoli tumori. Quello che è risultato il più oneroso con oltre 21 miliardi di dollari di mancati introiti (il 22,5% del totale) è il tumore al polmone. A seguire il tumore al colon-retto (10%), quello alla mammella (6,5%) e al pancreas (6,5%).

Per fascia d’età il calo di produttività e dunque i tagli ai guadagni sono maggiori tra il 16 e i 39 anni per l'ncidenza della leucemia mentre il tumore al polmone è al primo posto dopo i 40 anni: “Gli anni di vita persi e i mancati guadagni sono molto elevati per diversi tipi di tumore per i quali ci sono fattori di rischio modificabili e trattamenti e politiche di screening efficaci e ciò suggerisce che una buona fetta della nostra mortalità nazionale attuale è potenzialmente evitabile”, spiega Islami. La distribuzione di questi costi varia tra i diversi stati negli Usa.

“Applicando gli interventi di prevenzione oncologica e assicurando un accesso paritario alle cure di alta qualità tra tutti gli Stati si potrebbe ridurre il carico dei tumori e le differenze geografiche o di altro tipo nel Paese. Gli operatori sanitari possono contribuire a raggiungere questo obiettivo poiché giocano un ruolo centrale nella fornitura dei servizi di prevenzione, screening e trattamento”, conclude il ricercatore.

In Italia

In Italia diverse associazioni hanno approfondito gli aspetti relativi a neoplasie e costi per la società. Aiom, l’Associazione italiana di Oncologia medica, ha distinto ad esempio i costi diretti e indiretti associati alle patologie tumorali in Italia. Il totale di 18,9 miliardi di euro nel 2015 sono così ripartiti: il 43% è rappresentato dalla perdita di produttività legata alla mortalità, alla disabilità e al pensionamento anticipato mentre il 57% è costituito da costi diretti per l’assistenza primaria, negli ospedali, nei Pronto Soccorso e negli ambulatori, per il follow up e i farmaci.

Favo, la Federazione delle Associazioni di volontariato in oncologia, nel suo ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici sottolinea come i maggiori disagi riguardino proprio il reddito e il lavoro: solo il 55% degli intervistati afferma di aver mantenuto lo stesso livello di reddito di prima della malattia mentre il 36% rivela un calo del proprio rendimento lavorativo. I costi maggiori li pagano in particolare le donne, che hanno perso il doppio delle giornate di lavoro o studio rispetto agli uomini, mentre tra i 55 e i 64 anni in oltre il 45% dei casi sono stati persi da sei a dodici mesi di lavoro nell’ultimo anno.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 09/07/2019