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Cavallette e bachi da seta, il cibo del futuro fonte di antiossidanti

Una manciata di cavallette come una spremuta d’arancia. Oltre a essere un alimento nutriente e a basso impatto ambientale, gli insetti sono un’ottima fonte di antiossidanti, paragonabile a quella del succo d’arancia. È quanto hanno osservato dei ricercatori dell’Università di Teramo in uno studio pubblicato su Frontiers in Nutrition. Tuttavia bisogna ancora valutare la potenziale efficacia nell’uomo delle componenti antiossidanti di alcuni insetti commestibili e in commercio.

Un quarto della popolazione mangia insetti

Gli insetti sono un alimento da tempo presente sulle tavole di molte parti del mondo. Tra le specie più consumate ci sono i coleotteri, i bruchi e gli imenotteri come api, vespe e formiche. Secondo la Fao sono due miliardi le persone che si cibano di insetti. Altrove, invece, questa abitudine viene considerata una pratica arcaica e anche disgustosa per via dell’aspetto di questo alimento.

Di recente il consumo di insetti ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale alla luce dell’erosione delle risorse naturali e dell’aumento costante della popolazione mondiale. La produzione agroalimentare ha oggi un impatto rilevante sull’ambiente e, a fronte di una popolazione sempre maggiore (stimata a quota nove miliardi di individui nel 2050), il suo peso crescerà ulteriormente. Di qui la necessità di preservare le risorse agricole e ridurre l’impronta carbonica della produzione di carne e derivati sul pianeta, ad esempio riducendo le emissioni di gas serra, uno dei principali fattori che alimentano il cambiamento climatico. La produzione di insetti – si legge nella ricerca – rappresenta così un’opzione più ecologica, che richiede meno acqua, nutrienti e terreno rispetto ai capi di allevamento.

Gli insetti sono poi una buona fonte di proteine, amminoacidi essenziali, acidi grassi polinsaturi, minerali come ferro e zinco, vitamine B e fibre insolubili. Gli autori dello studio hanno voluto approfondire il profilo nutrizionale degli insetti commestibili e vedere se contengono anche antiossidanti, sostanze che rendono gli alimenti utili alla prevenzione di patologie correlate allo stress ossidativo come le malattie cardiovascolari, il diabete e i tumori.

Anche le proteine hanno effetto antiossidante?

Se gli insetti si accreditassero come ‘superfood’ – una definizione che però non gode di buona fama tra i ricercatori – si potrebbero incentivare i consumatori a fare delle scelte alimentari più rispettose dell’ambiente oltre che più salutari. Gli autori dello studio hanno testato una vasta gamma di insetti e invertebrati commestibili. Hanno rimosso le parti non edibili, come ali e pungiglioni, macinato ed estratto due parti per ogni specie, la parte grassa e qualsiasi altra parte che potesse sciogliersi in acqua. Le loro caratteristiche sono state messe a confronto con succo d’arancia e olio d’oliva “cibi funzionali noti per avere effetti antiossidanti negli uomini”, spiega l’autore principale dello studio Mauro Serafini.

Le polveri idrosolubili di cavallette, bachi da seta e grilli hanno mostrato la capacità antiossidante più elevata, cinque volte quella del succo d’arancia, mentre cicale, scarafaggi, tarantola e scorpioni hanno mostrato valori trascurabili. Diluendo questa polvere in acqua i valori sono cambiati mantenendosi però significativi: allo stesso grado di diluzione (con l’88% di acqua), le cavallette e i bachi da seta avevano circa il 75% dell’attività antiossidante del succo di arancia.

Il contenuto totale di polifenoli, la fonte principale di antiossidanti dei prodotti vegetali, era invece di gran lunga più basso rispetto al succo: “Pertanto – aggiunge Serafini – oltre ai polifenoli, la capacità antiossidante degli insetti dipende anche da altri elementi ancora sconosciuti”. Un’ipotesi è che anche le proteine possano avere questo effetto antiossidante. Anche i risultati per il livello di grassi sono stati rilevanti: “Il grasso di cicale giganti e bachi di seta hanno mostrato un livello di attività antiossidante doppio rispetto all’olio d’oliva a differenza di tarantola nera, punteruolo rosso della palma e formiche nere”, illustra l’esperto.

Al di là del contenuto la questione rimane aperta: questi antiossidanti funzionano nell’organismo umano? “L’efficacia in vivo di cibi ricchi di antiossidanti dipende molto dalla biodisponibilità e dalla presenza di uno stress ossidativo in corso. Oltre a identificare i composti antiossidanti negli insetti, abbiamo bisogno di studi di intervento specifici per chiarire gli effetti nell’uomo. In futuro potremmo anche adattare i regimi alimentari per gli allevamenti di insetti allo scopo di aumentare il loro contenuto antiossidante per il consumo animale o umano”, conclude Serafini.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 17/07/2019