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Tumore colon, rischio cresce con regimi alimentari "infiammatori"

Con una dieta che favorisce l’infiammazione aumenta il rischio di tumore al colon-retto. A suggerirlo è una ricerca realizzata in Spagna e pubblicata su Nutrients. Meno forte, invece, la relazione tra questi regimi alimentari e il tumore al seno, che pure gli autori dello studio hanno preso in esame.

 

Il ruolo dello stile di vita per la prevenzione

 

Il tumore al colon-retto e il tumore al seno sono le due neoplasie più diagnosticate in Italia: rispettivamente 51.300 e 52.800 nuovi casi nel 2018 secondo l’Aiom, l’Associazione italiana di Oncologia medica. I medici sottolineano spesso come molti dei fattori di rischio di questi due tumori siano modificabili, associati cioè allo stile di vita e dunque evitabili. Il fumo di sigaretta, ad esempio, oppure la sedentarietà e l’eccesso di peso. Per la prevenzione molta attenzione viene riservata alla sensibilizzazione sulla dieta: la ricerca scientifica ha fornito molte prove circa il rapporto tra scelte alimentari scorrette e rischio oncologico. Il consumo di carni lavorate e carni rosse, di zuccheri raffinati e di alcolici, ad esempio, è stato correlato con un rischio aumentato di tumore colorettale, mentre lo scarso consumo di fibre vegetali è stato collegato al rischio di tumore al seno.

 

Su questa scia si inserisce il lavoro dei ricercatori provenienti dal Bellvitge Biomedical Research Institute e del Catalan Institute of Oncology di Barcellona: “Abbiamo osservato un’associazione tra il rischio di sviluppare tumore al colon-retto e il potenziale infiammatorio della dieta”, spiega uno dei ricercatori, la dottoressa Mireia Obón-Santacana. “I partecipanti che hanno seguito una dieta infiammatoria avevano quasi il doppio del rischio di sviluppare tale neoplasia. D’altro canto non abbiamo apprezzato un aumento significativo del rischio di tumore al seno. Ecco perché abbiamo bisogno di ulteriore ricerca per vedere se c’è una correlazione con altri fattori”.

 

Dieta e stress ossidativo

 

In particolare sono stati analizzati i dati di un campione di popolazione spagnola proveniente da dodici province iberiche. Le informazioni sulle diete erano state ricavate tramite dei questionari. I regimi seguiti sono stati valutati attraverso due parametri: l’Indice infiammatorio della Dieta e la Capacità antiossidante non enzimatica, ampiamente utilizzati per misurare il potenziale infiammatorio e antiossidante della dieta. Oltre a 3447 e 1487 soggetti sani sono stati inclusi nel campione 1852 casi di pazienti con tumore al colon-retto e 1567 di tumore al seno.

 

Incrociando i dati è emersa quindi la correlazione tra diete sbilanciate e rischio oncologico. Ma quando si può definire una dieta ‘infiammatoria’ e quando una dieta favorisce lo stress ossidativo? Come ricordano i ricercatori un’alimentazione infiammatoria è di solito caratterizzata dal consumo di carboidrati raffinati, carne rossa e processata, grassi saturi o trans. In una dieta antiossidante, invece, è prevalente il consumo di vegetali, legumi, frutta, sia fresca che secca prevale: “Ci sono prove per cui sia l’infiammazione cronica che lo stress ossidativo influenzano lo sviluppo di queste due neoplasie”, aggiunge un altro ricercatore, Víctor Moreno.

 

Ecco che l’accento passa sul campo della prevenzione e sulla possibilità di seguire una dieta sana: “Dovremmo riportare le nostre abitudini alimentari alla Dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, frutta secca, cereali integrali e grassi sani come quelli dell’olio d’oliva, e allontanarci da una dieta pro-infiammatoria”, avverte Obón. I ricercatori si rivolgono anche a chi ha precise responsabilità di scelta nel campo della salute per “attuare le strategie di educazione messe a punto dai professionisti della nutrizione e della salute così che la popolazione generale possa seguire raccomandazioni dietetiche e cambiare le proprie abitudini”, conclude la ricercatrice.

 

Foto: © Giuseppe Porzani Fotolia.com

 

di red.
Pubblicato il 18/07/2019

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