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18-07-2019

Ictus, quindici minuti che salvano la vita


Quando si parla di ictus la tempestività delle cure è un elemento cruciale e anche 15 minuti possono fare la differenza. Intervenire con almeno un quarto d’ora d’anticipo può davvero salvare vite umane o prevenire la disabilità nei pazienti colpiti da ictus. È la conclusione di uno studio della University of California di Los Angeles (Usa) pubblicato su Journal of American medical association.

I dati esaminati sono relativi a 6756 individui colpiti da ictus ischemico (la forma di ictus più frequente causato dall’ostruzione di un vaso che porta il sangue al cervello), con età media pari a 71 anni e con una leggera prevalenza di donne. Il team di ricerca ha guardato in particolare all’intervallo di tempo tra il loro arrivo in ospedale e l’inizio del trattamento.

Quando questo intervallo era anticipato di 15 minuti, su mille pazienti il trattamento riusciva a salvare la vita a 15 pazienti in più, 17 soggetti in più erano in grado di uscire dall’ospedale senza assistenza mentre 22 ricoverati in più riuscivano a prendersi cura di sé autonomamente dopo le dimissioni.

In media le cure venivano fornite dopo un’ora e 27 minuti dall’arrivo in ospedale mentre fra l’insorgenza dei sintomi e l’inizio del trattamento passavano in media tre ore e 50 minuti. Ridurre di soli 15 minuti la finestra temporale tra l’arrivo in ospedale e l’esecuzione del trattamento è dunque una questione di vita o morte oltre che un’opportunità per migliorare l’esito della patologia per migliaia di persone ogni anno.

L’ictus è tra le principali cause di morte nel mondo. Negli Usa circa 795 mila persone vengono colpite ogni anno da questa patologia e circa 140 mila perdono la vita. In Italia – è il dato dell’Osservatorio ictus Italia – sono 100 mila i nuovi casi e un milione di persone sono gli invalidi per via di questo evento avverso.