Logo salute24

Pressione bassa? L'aiuto viene dallo spazio

Oltre ai loro grandi meriti per la conoscenza dello Spazio, l’attività degli astronauti può fornire importanti informazioni mediche. Ad esempio sulla pressione sanguigna e su condizioni come l’ipotensione ortostatica, quel calo di pressione che si verifica quando ci si alza bruscamente in piedi, o la sindrome da tachicardia ortostatica, una sorta di intolleranza alla posizione eretta caratterizzata da una maggiore frequenza cardiaca. L’ipotensione ortostatica è uno dei rischi che gli astronauti devono scongiurare al loro rientro: l’attività fisica durante la missione e la reintegrazione dei liquidi una volta atterrati sono gli strumenti utili a prevenire questa condizione. Un team di ricercatori della University of Texas (Usa) ha ribadito l’efficacia di questa strategia preventiva senza portare gli astronauti in laboratorio ma misurando loro la pressione mentre svolgevano attività quotidiane.

Stordimento e vista offuscata

Può capitare che, alzandosi di scatto da posizione supina o da seduti, si venga colti da capogiro e che la vista si appanni. È l’effetto, in questo rapido passaggio, del calo di pressione sanguigna e dunque del ridotto afflusso di sangue agli organi tra cui il cervello. Se la riduzione della pressione è notevole si può addirittura svenire. Per le condizioni in cui gli astronauti viaggiano nello Spazio al loro rientro possono essere colti da ipotensione ortostatica e dunque – per prevenire o ritardarne l’insorgenza – devono seguire dei precisi protocolli. La ricerca scientifica ha visto che l’esercizio fisico svolto nelle settimane di permanenza in orbita e la reintegrazione dei liquidi al rientro sulla Terra sono utili per questo scopo.

Nello studio, pubblicato su Circulation, i ricercatori dell’università americana hanno approfondito la questione utilizzando un particolare metodo. A differenza degli altri studi condotti in precedenza, il team di ricerca non ha eseguito test in laboratorio ma ha monitorato la funzione cardio-circolatoria degli astronauti nelle loro attività quotidiane al rientro dalla missione. Ad esempio gli scienziati non hanno fatto ricorso al ‘tilt test’, un esame nel quale il paziente viene fatto stendere su un lettino mobile per misurare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca nel passaggio da disteso a in piedi.

Almeno un’ora di esercizio fisico in orbita

I ricercatori hanno applicato un misuratore per la pressione al dito di dodici astronauti (otto uomini e quattro donne) per periodi di 24 ore sia prima che durante la missione in orbita della durata di sei mesi. Le misurazioni sono state effettuate anche all’immediato rientro. L’ipotensione ortostatica non è stata rilevata su nessun membro dell’equipaggio grazie al regime di attività fisica seguito in volo e alla somministrazione dei liquidi una volta giunti a terra: “Almeno un’ora di esercizio fisico al giorno era sufficiente per prevenire la perdita di tessuto muscolare cardiaco; combinando l’attività fisica con l’idratazione al ritorno, la condizione era del tutto scongiurata. Ci aspettavamo di vedere fino a due terzi degli astronauti degli equipaggi svenire. Invece nessuno è svenuto”, sottolinea il ricercatore principale Benjamin Levine.

Levine studia da anni le ripercussioni sulla salute dei viaggi nello Spazio e nel 1991 ha collaborato con il programma Shuttle: “Abbiamo messo un catetere nel cuore di un astronauta prima di mandarlo nello spazio. Molta della nostra ricerca è rivolta a capire perché gli astronauti svengono quando rientrano. Ora possiamo prevenire che questo accada”, aggiunge l’esperto.

La ricerca che ha messo insieme lo studio del cuore e dei vasi con i viaggi nello spazio ha permesso a Levine e colleghi di migliorare la vita di una paziente di Dallas colpita da una condizione simile all’ipotensione ortostatica: la sindrome da tachicardia posturale, che colpisce prevalentemente le donne. Si tratta di una intolleranza alla posizione eretta con i sintomi che fanno la loro comparsa alzandosi da posizione orizzontale. I sintomi sono un forte aumento del battito cardiaco, vertigini e un senso di svenimento. I capogiri che caratterizzano questa condizione possono avere un impatto rilevante limitando lo svolgimento delle normali attività.

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 23/07/2019

potrebbe interessarti anche: