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Musicoterapia, i cervelli lavorano all'unisono

Il legame che si crea fra il paziente e il terapista in una sessione di musicoterapia emerge anche a livello cerebrale. I cervelli dei due individui si sincronizzano lavorando all’unisono. L’hanno osservato dei ricercatori dell’Anglia Ruskin University di Cambridge (Regno Unito) utilizzando una tecnica diagnostica innovativa che registra le correlazioni fra l’attività di due cervelli.

La musica contro l’ansia

La musicoterapia è una forma particolare di psicoterapia che si serve della musica per perseguire gli scopi del trattamento. È rivolta al miglioramento del benessere mentale di bambini e adulti con diverse condizioni: “La musica come strumento terapeutico può migliorare il benessere ed essere utile per condizioni come ansia, depressione, autismo e demenza”, ricorda Jorg Fachner, uno degli autori dello studio. 

Uno dei metodi impiegati per la musicoterapia è l’Immaginario guidato e musica. Il paziente, a occhi chiusi ascoltando della musica, compie una sorta di viaggio immaginario della propria coscienza. Descrive immagini, sensazioni, pensieri che sorgono spontaneamente mentre il terapista lo accompagna per intensificare l’esperienza e la consapevolezza dell’immaginario emerso. Nella seduta i terapisti selezionano alcuni momenti di interesse. Sono momenti nei quali terapista e paziente si legano particolarmente o momenti che cristallizzano un cambio di comportamento del paziente a seguito della descrizione di particolari immagini.

L’Immaginario guidato e musica è stato seguito per questo studio pubblicato su Frontiers in Psychology. In particolare si è cercato di vedere come le immagini evocate spontaneamente e guidate dal terapista fossero processate e condivise dal paziente. Allo studio hanno preso parte due donne (entrambe musicoterapiste). Una si era rivolta all’altra per un problema di famiglia: alla fidanzata di suo figlio, incinta, era stata diagnosticata una patologia molto grave che metteva a rischio la vita del nascituro. La donna cercava nella terapia un supporto per gestire l’ansia di perdere suo nipote e un sostegno per non perdere la speranza.

Durante la sessione di musicoterapia, videoregistrata, entrambe le donne sono state sottoposte a elettroencefalogramma per registrare i segnali elettrici nel cervello. In particolare si è usata la tecnica dell’hyperscanning, basata sulla registrazione simultanea dell’attività di due o più cervelli per vedere come interagiscono gli individui a livello cerebrale.

Il legame emotivo a livello cerebrale

Nella seduta sono stati identificati diversi momenti di interesse. In uno di questi veniva comunicato un messaggio di speranza mentre in un secondo la paziente inviava un messaggio a un bambino non nato. Erano momenti segnati da emozioni negative tuttavia la dinamica dei marcatori cerebrali correlati alle emozioni ha indicato uno spostamento verso un’emozione positiva. In queste fasi della seduta l’attività cerebrale delle due donne ha mostrato risultati simili. Sia la paziente che la terapista hanno detto che in quei momenti che la terapia stava davvero funzionando.

I ricercatori hanno osservato l’attività nei lobi frontali destro e sinistro del cervello, le aree in cui sono elaborate rispettivamente le emozioni positive e negative. L’analisi dell’hyperscanning e dei video hanno permesso ai ricercatori di indicare la sincronizzazione dei due cervelli dando un’immagine ‘cerebrale’ di questi momenti di cambiamento: “I musicoterapisti riferiscono di provare cambiamenti emotivi e di legarsi al paziente durante la terapia e siamo stati in grado di confermarlo”, sottolinea Fachner. “I musicoterapisti fanno affidamento alla risposta del paziente per giudicare l’efficacia del loro lavoro ma usando l’hyperscanning possiamo vedere esattamente ciò che sta succedendo nel paziente. L’hyperscanning può mostrare i più piccoli, anche impercettibili, cambiamenti che hanno luogo durante la terapia. Questo potrebbe essere particolarmente utile nei trattamenti per pazienti che hanno difficoltà a comunicare con le parole”, conclude.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 29/07/2019