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Anziani a rischio fragilità con dieta non bilanciata

La dieta dev’essere sempre sana ed equilibrata anche nella terza età. Una dieta di scarsa qualità, infatti, si associa a un maggior rischio di fragilità da anziani. È quanto ha osservato un team di ricercatori in uno studio pubblicato su Journal of the American Geriatric Society. E la qualità generale della dieta è emersa come il tratto più significativo, più delle singole componenti della dieta.

A differenza di altre ricerche, inoltre, l’associazione tra le condizioni fisiche degli anziani e l’apporto di proteine è risultato più articolato. Se in passato erano emersi dei dati che indicavano in un maggiore apporto proteico un fattore protettivo, in questo caso si è visto solo che a fronte di un consumo inferiore di proteine vegetali aumentava il rischio che le condizioni degli anziani più robusti peggiorassero ma non che questi diventassero del tutto fragili.

Cinque parametri per la fragilità

I ricercatori, guidati da Linda Hengeveld della Vrije Universiteit di Amsterdam (Olanda), hanno analizzato i dati relativi a 2154 partecipanti di età compresa tra 70 e 81 anni. Di tutti era stato valutato lo stato di salute e la qualità della dieta. Nel primo caso gli specialisti hanno tenuto conto di cinque elementi, valutati con diversi esami: perdita inintenzionale di oltre il 5% del peso corporeo negli ultimi dodici mesi; debole stretta di mano o un eccessivo dolore articolare avvertito compiendo questo gesto; regolare spossatezza durante il giorno; lentezza nel camminare; inattività fisica. A fronte di almeno tre elementi su cinque si era in condizioni di fragilità; da uno a due in condizioni di pre-fragilità; mentre chi aveva superato tutti e cinque i test era considerato robusto. I partecipanti allo studio erano tutti robusti o pre-fragili.

La dieta, invece, è stata valutata tenendo conto della qualità generale, dell’apporto calorico e dell’apporto proteico sulla scorta delle risposte di alcuni questionari (e qui si nasconde una limitazione dello studio viste le possibili difficoltà di una persona anziana a ricordare i propri consumi alimentari con precisione).

Bene più proteine vegetali

Dopo quattro anni di follow-up, 277 partecipanti avevano sviluppato fragilità conclamata. Dei 1020 anziani robusti 629 erano passati allo stato di pre-fragilità o di fragilità. Tra gli individui che avevano seguito una dieta di scarsa o media qualità, l’incidenza della fragilità era del 92% mentre con le diete più equilibrate l’incidenza era del 40%. Un’ulteriore analisi ha appurato che la relazione tra dieta e condizioni fisiche era spiegata principalmente dall’inattività fisica.
 
I ricercatori non hanno individuato nessuna associazione significativa con l’apporto totale di proteine né con quelle animali e con il consumo di calorie: “Il ruolo dei singoli nutrienti, come le proteine, nello sviluppo della fragilità non è ancora del tutto compreso e sicuramente c’è bisogno di ulteriore ricerca. Tuttavia questo studio contribuisce a rafforzare l’idea generale che la qualità complessiva della dieta è comunque importante”, spiega Hengeveld.

Lo studio non ha dunque confermato il legame emerso in altre ricerche fra l’introito di proteine e il rallentamento della perdita di massa muscolare e della forza, un processo tipico dell’età avanzata noto come sarcopenia. Il team si aspettava di trovare un’associazione più forte per le proteine animali rispetto a quelle vegetali ma i dati hanno tradito quest’attesa. Ad emergere è stato invece il ruolo delle proteine vegetali: a un apporto inferiore di 10 grammi corrispondeva un’incidenza maggiore del 20% di pre-fragilità o fragilità.

A gennaio, sulla stessa rivista scientifica, era stato pubblicato uno studio che vedeva nella Dieta mediterranea un possibile scudo alla fragilità nella terza età. Il tema dell’alimentazione in età molo avanzata sta guadagnando sempre più spazio vista la tendenza a un invecchiamento sempre più marcato della popolazione. In Italia il ministero della Salute ha avviato a marzo un tavolo tecnico per studiare la questione. Grazie a una dieta sana la persona anziana può garantirsi un maggior grado di autonomia funzionale mentre trascurandola si può arrivare instaurare quella condizione nota come ‘fragilità nutrizionale’, un elemento che causa o peggiora una malattia.

 

Foto: Pixabay

di redazione
Pubblicato il 07/08/2019