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Tumore della pelle, il ruolo protettivo della vitamina A

La vitamina A è da tempo vista come un nutriente essenziale per la pelle. Il suo ruolo protettivo contro il tumore cutaneo è stato al centro di uno studio della Brown University di Providence (Usa). Gli autori hanno associato un elevato apporto di vitamina A a una riduzione del 17% del rischio di sviluppare il secondo tumore della pelle più comune, il carcinoma a cellule squamose. Si tratta però di uno studio osservazionale, seppur condotto su oltre 170 mila adulti, che quindi non ha potuto individuare un nesso di causa ed effetto tra dieta e rischio oncologico.

Tuttavia – come spiega uno dei ricercatori, Eunyoung Cho, – l’articolo ribadisce l’importanza di una corretta alimentazione che includa anche i prodotti ricchi di vitamina A: “Il nostro studio fornisce un’altra ragione per mangiare frutta e verdura all’interno di una dieta salutare. Il tumore della pelle, che include il carcinoma a cellule squamose, è difficile da prevenire ma questo studio suggerisce che mangiare una dieta ricca di vitamina A potrebbe essere un modo per far scendere il suo rischio, oltre all’applicazione della crema solare e alla riduzione dell’esposizione al sole”.

La ricerca è stata pubblicata su Journal of the American Medical Association Dermatology.

A maggior rischio persone con pelle chiara

Le cellule squamose sono le cellule principali dell’epidermide, lo strato più esterno della pelle. Sono proprio queste le cellule interessate dall’insorgenza di neoformazioni squamose che colpiscono soprattutto le persone con pelle e capelli chiari. Il carcinoma può svilupparsi sulle parti maggiormente esposte al sole. Pertanto per la prevenzione è fondamentale contenere l’esposizione al sole proteggendo la pelle: indossare vestiti leggeri, non mettersi sotto i sole nelle ore centrali della giornata, applicare adeguatamente la crema solare.

I ricercatori dell’università americana hanno analizzato i dati sull’incidenza di questo tumore in due popolazioni di precedenti studi: a uno avevano partecipato 121.700 donne, all’altro 51.529 uomini. Tutti avevano la pelle chiara, non erano stati colpiti da tumore in passato e avevano riferito le loro abitudini alimentari diverse volte nell’arco, rispettivamente, di 24 e 26 anni. Tutti avevano anche comunicato il colore dei loro capelli, la familiarità per tumore e il numero di gravi scottature solari che li avessero colpiti nella loro vita (ma non i dettagli della loro eventuale esposizione al sole).

Vitamina A da frutta e verdura

Nel periodo di osservazione si sono verificati poco meno di 4000 casi di carcinomi a cellule squamose. In base all’apporto di vitamina A i partecipanti sono stati divisi in cinque insiemi. Nel gruppo con l’introito maggiore, il rischio d’insorgenza del tumore era inferiore del 17% rispetto al gruppo in cui l’apporto di vitamina A era minimo. Nel primo il livello del micronutriente era equivalente a quello di una patata dolce al forno di medie dimensioni o di due grandi carote mentre nell’ultimo era paragonabile a quello di un terzo del contenuto di una coppa di patate dolci fritte o di una piccola carota (comunque sopra la dose raccomandata dalle linee guida alimentari degli Usa).

In particolare si è visto che la maggior parte di vitamina A proveniva dalla dieta, in particolare da frutta e verdura piuttosto che da alimenti di origine animale o da supplementi. Nel primo caso, oltre a patate e carote, ci sono anche verdure a foglia verde, albicocche e melone. Tra i cibi di origine animale invece ci sono il latte, alcuni pesci e il fegato. Un consumo eccessivo di questi ultimi prodotti – fa sapere Cho – o di supplementi vitaminici può comportare nausea, rischi al fegato o un maggior rischio di osteoporosi – mentre nel caso di grandi quantità di prodotti vegetali con vitamina A i rischi di effetti collaterali sono minimi.

I ricercatori hanno infine visto che anche alti livelli di altre sostanze si associavano a un minor rischio oncologico. Tra questi il licopene, di cui sono ricchi pomodori e anguria.

Questo studio si somma ad altre ricerche che in passato avevano approfondito il tema fornendo risultati contrastanti. In ogni caso, non trattandosi di un trial clinico randomizzato, i suoi autori non hanno potuto individuare un rapporto causale tra dieta e rischio di carcinoma. Altri fattori potrebbero aver determinato le differenze osservate tra i gruppi con diverso apporto di vitamina A, ad esempio il fatto che chi ne introduce di più tende a consumare meno alcolici.

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 06/08/2019