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05-08-2019

Pronto soccorso, al via la riforma


Via i colori a semaforo, dentro i numeri, da uno a cinque. Cambia il sistema di selezione degli accessi al Pronto soccorso all’interno di una riforma che punta a ridurre i tempi di attesa, a evitare ricoveri inappropriati e sovraffollamento, a rendere più efficiente il “bed management”, ossia l’utilizzo dei posti letto. Le novità sono contenute nelle Linee di indirizzo elaborate dal ministero della Salute e approvate il 1° agosto dalla Conferenza Stato-Regioni. Entro 18 mesi dovranno essere attuate.

Una delle principali novità è la modifica del cosiddetto triage, lo strumento utilizzato per valutare gli accessi in Pronto soccorso e la presa in carico degli utenti. Oggi vengono assegnati tre colori in base alle condizioni dell’utente e ai rischi associati alla loro evoluzione: codice rosso, giallo e verde. Con la nuova riforma si passa da tre a cinque codici, in prima battuta codici numerici ai quali le Regioni potranno associare anche un colore:

- codice 1, colore rosso: è il livello di maggiore gravità: l’utente deve essere gestito in emergenza perché una o più funzioni vitali sono interrotte o compromesse. L’accesso all’area di trattamento è immediato;

- codice 2, colore arancione: il caso è urgente. C’è il rischio di compromissione delle funzioni vitali. L’utente presenta condizioni con rischio evolutivo o dolore severo e l’accesso dev’essere eseguito entro 15 minuti;

- codice 3, colore azzurro: l’urgenza è differibile. Le condizioni sono stabili senza rischio evolutivo, con sofferenza e ricaduta sullo stato generale che solitamente richiede prestazioni complesse. Accesso da garantire entro un’ora;

- codice 4, colore verde: l’urgenza è minore. Il soggetto è in condizioni stabili senza rischi evolutivi che solitamente richiedono prestazioni diagnostico-terapeutiche semplici mono-specialistiche. L’accesso va effettuato entro due ore;

- codice 5, colore bianco: non c’è urgenza o il problema ha minima rilevanza clinica. Accesso da eseguire entro quattro ore.

Nella riforma sono stati definiti anche i nuovi standard strutturali e i tempi massimi per l’Osservazione breve intensiva, una modalità di gestione dei casi più urgenti ma a basso rischio evolutivo, oppure a bassa criticità ma con potenziale rischio evolutivo, con molte probabilità di reversibilità.