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Lo stress mette a rischio la memoria (nelle donne)

Il declino cognitivo potrebbe aver trovato un alleato nello stress. Nelle donne, aver vissuto delle esperienze stressanti alla mezza età si correla a un maggior declino della memoria più avanti negli anni. La stessa associazione – perché è di questo che si parla, non di un rapporto causa-effetto – non è stata osservata negli uomini. È quanto hanno osservato dei ricercatori della Johns Hopkins Medicine di Baltimora (Usa). L’impatto negativo sul benessere cerebrale dello stress potrebbe essere mediato dall’azione degli ormoni e tutto ciò si affianca ai dati che inequivocabilmente mostrano uno sbilanciamento della prevalenza della malattia di Alzheimer a sfavore delle donne.

Lo stress potrebbe dunque rappresentare un aspetto dello stile di vita su cui agire per contrastare il fenomeno del declino cognitivo: “Non possiamo sbarazzarci degli elementi stressanti, ma possiamo controllare il modo in cui si risponde allo stress e ottenere un effetto reale sulla funzione cerebrale con l’invecchiamento. Sebbene il nostro studio non mostri la stessa associazione per gli uomini – spiega uno dei suoi autori Cynthia Munro – getta ulteriormente la luce sugli effetti della risposta allo stress sul cervello, con potenziali applicazioni non solo per le donne ma anche per gli uomini”.

In passato diversi studi si erano concentrati sugli effetti dello stress. Ad esempio si era visto che la risposta dell’organismo era gravata dal peso dell’età in misura maggiore (tre volte tanto) nelle donne rispetto agli uomini e che le esperienze stressanti potevano implicare temporaneamente problemi cognitivi e mnemonici. Se si dovesse dimostrare che la reazione dell’organismo allo stress riveste un ruolo nel causare la demenza – fanno sapere i ricercatori – allora le strategie con cui regolare le reazioni chimiche interne allo stress potrebbero prevenire o ritardare l’insorgenza del declino cognitivo.

Partecipanti seguiti per trent’anni

Per questa ricerca, pubblicata su International Journal of Geriatric Psychiatry, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 909 adulti, di cui 63% donne, reclutati per un precedente studio sui disturbi psichiatrici. I partecipanti erano stati coinvolti attivamente in tre occasioni oltre al momento dell’arruolamento: nel 1982, tra il 1993 e 1996 (in questo caso l’età media era di 47 anni), tra il 2003 e 2004.

Alla terza visita era stato chiesto ai partecipanti se avessero subito delle esperienze traumatiche nell’anno passato, come un’aggressione per rapina, uno stupro o aver assistito a un disastro naturale. Ma anche se avessero subito un forte stress legato a un matrimonio, un divorzio, alla morte di una persona cara, ecc. Nel primo caso aveva risposto positivamente il 22% di uomini e il 23% di donne; nel secondo rispettivamente il 47% e il 50%.

Al terzo e quarto incontro i partecipanti erano stati sottoposti a dei test mnemonici. Dovevano ricordare 20 parole dette ad alta voce dai ricercatori sia subito dopo averle ascoltate che dopo venti minuti, e poi identificarle in una lista di quaranta parole. Alla terza visita in media se ne ricordavano otto immediatamente e sei dopo i venti minuti; quindici invece erano quelle individuate nella lista. Alla quarta visita, invece, si sono individuate sette parole, sei dopo la pausa e quattordici nell’elenco.

Stress e traumi

Dopo i test è emersa l’associazione con lo stress. Le donne senza esperienza di eventi stressatnti nell’anno passato alla terza visita erano in grado di ricordare in media mezza parola in meno rispetto alla quarta visita. Le donne con una o più situazioni di stress ricordavano in media una parola in meno alla quarta visita rispetto alla precedente. La capacità di riconoscere le parole declinava in media di 1,7 parole per le donne con almeno un fattore di stress alla terza visita rispetto a 1,2 parole in meno per le donne senza eventi stressanti. Nessuna associazione invece con gli eventi traumatici.

L’effetto dello stress subito ad esempio nel corso di un divorzio potrebbe avere dunque un impatto negativo maggiore di un singolo trauma; una sorta di stress cronico: “Una normale risposta allo stress causa un temporaneo aumento dei livelli ormonali come il cortisone e quando termina, questi ritornano ai valori di prima. Ma con lo stress ripetuto, o con una maggiore sensibilità allo stress, l’organismo accumula un’aumentata e prolungata risposta ormonale che ci mette più tempo per rientrare. Se questi livelli restano alti, le conseguenze per l’ippocampo, la regione cerebrale in cui si elabora la memoria, non sono positivi”, conclude Munro.

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di red.
Pubblicato il 07/08/2019