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Notizie negative? Gli effetti variano con l'età

Le informazioni negative non hanno sempre lo stesso effetto nel corso della vita. Per gli anziani passano in secondo piano rispetto a quelle positive che riescono a catturare meglio la loro attenzione. È come se in tarda età si fosse esposti a una sorta di ‘cecità indotta dalle emozioni’ che porta gli anziani a privilegiare gli aspetti positivi rispetto ad altri stimoli. È quanto hanno osservato dei ricercatori della University of Southern California di Los Angeles (Usa) in un recente studio pubblicato su Emotion

 

Le conclusioni della ricerca potrebbero rivelarsi utili per capire in che modo gli adulti in là con gli anni selezionano i diversi tipi di informazione e anche per contribuire a definire trattamenti più efficaci per le persone colpite da disturbo post-traumatico da stress o da ansia:  “Se riusciamo a comprendere meglio questo filtro per le cose positive potremmo aiutare a identificare strategie da poter usare per superare esperienze negative”, spiega l’autrice della ricerca Briana Kennedy. 

 

Cecità emotiva e positività

 

Da circa vent’anni la ricerca scientifica si sta occupando della cosiddetta “cecità indotta dalle emozioni”, che si riferisce alle distrazioni causate da stimoli che sorgono sul piano emotivo. Questi calamitano l’attenzione in maniera così forte da interferire con la percezione di altri stimoli che si manifestano subito dopo. I meccanismi che stanno dietro alla prevalenza dell’emozione sulla percezione non sono ancora completamente noti.

 

I ricercatori dell’università americana hanno condotto quattro esperimenti per vedere in che modo adulti più giovani e più anziani dessero priorità agli aspetti informativo-emozionali. Se entrambi i gruppi mostravano questa cecità, questi ultimi erano però distratti più facilmente dalle informazioni positive che da quelle negative. I dati danno prova di quell’effetto di positività che è stato al centro di diversi studi realizzati in passato. Da questi era emerso che gli anziani tendevano a ricordare di più le immagini liete oppure a riflettere con un atteggiamento più positivo sulle decisioni da prendere rispetto ai giovani. Lo stesso ateneo aveva condotto uno studio su questo effetto concludendo che gli anziani che immaginavano di avere davanti a sé pochi mesi di vita si concentravano di più sulle emozioni, ad esempio volevano passare più tempo con i propri cari dando la priorità a tutto ciò che avesse un vero valore emotivo

 

Di questo effetto di positività restava tuttavia poco chiaro il momento in cui intervenisse nei processi cognitivi influenzando l’elaborazione di altri stimoli che emergevano quasi contemporaneamente.

 

Le immagini positive distraggono di più

 

Ai partecipanti il team di ricerca ha mostrato una serie di immagini di paesaggi in maniera molto rapida con l’obiettivo di identificare la direzione di un’unica immagine ruotata. La successione delle immagini era interrotta però da elementi di disturbo: immagini positive, di coppie felici o bambini, e negative, situazioni di minacce come una donna avvicinata da un uomo col coltello. Sia i più giovani che i più anziani diventavano meno accurati nell’identificazione dell’immagine capovolta dopo aver visto queste immagini spurie. Tuttavia, rispetto ai giovani, gli anziani erano meno distratti dalle informazioni negative e più da quelle positive.

 

Questa tendenza suggeriva una sorta di percezione selettiva che si verificava immediatamente nella elaborazione di informazioni visive: “La cosa eccitante riguardo questo effetto era la velocità di presentazione delle immagini, che restavano sullo schermo solo alcune centinaia di millisecondi. Questo ci ha permesso di misurare i primi livelli dell’elaborazione cognitiva e capire in che modo uno stimolo emotivo potesse interrompere la percezione e la consapevolezza delle immagini che seguivano questi stimoli”, aggiunge Kennedy. “Gli anziani non avevano tempo di riflettere a lungo e capire se una cosa fosse positiva o negativa vedendola per così poco tempo sullo schermo. Rispetto ai giovani hanno dunque una sorta di filtro attivo grazie al quale danno priorità a cose che sono positive a scapito di quelle negative”. 

 

Oltre alla possibile utilità per i trattamenti del disturbo post-traumatico da stress o dell’ansia, queste conclusioni saranno preziose per capire come veicolare meglio le informazioni ai diversi target. Ad esempio, secondo Kennedy, le immagini positive possono essere utilizzate per condurre, con maggiori probabilità di successo, campagne pubblicitarie rivolte a una popolazione sempre più anziana: “Comprendere come gli anziani danno diversa priorità alle emozioni potrebbe aiutarci a capire meglio il modo in cui il cervello e in particolare l’attenzione variano con con l’età”, conclude l’esperta.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 16/08/2019