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Delitto e castigo: dopo il tradimento il cervello si fa in due

Valutare la colpevolezza e stabilire la giusta punizione: la mente umana si divide in due per farlo. È quanto emerge dallo studio pubblicato su Neuron dai ricercatori della Vanderbilt University secondo i quali nel cervello sono presenti due aree, rispettivamente deputate a valutare la colpa e a decidere il castigo.
I ricercatori hanno condotto l`esperimento su alcuni soggetti il cui cervello è stato sottoposto a scansione tramite risonanza magnetica funzionale per immagini con l`obiettivo di individuare quale parte della mente viene attivata nella valutazione di un reato. La stessa area è ipotizzabile possa entrare in gioco anche quando si giudica e condanna un`azione che ci ripugna: il tradimento del partner o di un amico, la scorrettezza di un socio d`affari o le ingiustizie verso altri.
Durante lo studio ai partecipanti è stato chiesto di osservare su uno schermo delle scene in cui alcuni individui commettevano atti dannosi di diversa entità, e di indicare poi se e come punire il protagonista tramite una scala di valutazione da 0 - nessuna punizione - a 9 - punizione estrema.
Dai risultati è emerso che è l`area "analitica" del cervello - corteccia prefrontale dorso-laterale destra - ad attivarsi per giudicare se esistano o no i presupposti della colpevolezza, mentre è l`area del cervello responsabile delle emozioni - amigdala, corteccia prefrontale mediale e cingolata posteriore - a stabilire l`entità della punizione. I ricercatori hanno inoltre rilevato che la parte analitica del cervello si attiva anche per  giudicare comportamenti sleali in ambito economico, evidenziando che "l`area utilizzata per prendere una decisione imparziale non è necessariamente diversa da quella utilizzata per stabilire di punire coloro che ci hanno danneggiato personalmente".
Gli studiosi spiegano che lo studio è servito a capire come i circuiti neurali coinvolti nel giudizio di un atto illecito, pur essendo attivi nello stesso momento, siano in realtà tra loro ben distinti.

di nadia comerci
Pubblicato il 13/12/2008