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Il «cavaliere delle nubi» contro la paura dei tuoni

Prima regola: spiegare. Con un pizzico di immaginazione. Così passa la paura di tuoni e fulmini per i bambini intimoriti dai capricci fragorosi del tempo che in queste ultime notti hanno flagellato molte zone d`Italia. Parola dell`esperta Rosanna Trabalzini, neuropsichiatra e responsabile del sito guidagenitori.it, che suggerisce, per iniziare, una favola: "Raccontare una storiella ai bambini nei giorni di pioggia li aiuta a prendere consapevolezza dei fenomeni atmosferici e a non averne paura quando è buio e i rumori improvvisi possono spaventare".
Si può provare con la fantasia educando già i bambini di due anni all`ascolto dei rumori: "Possiamo spiegare, ad esempio, in forma di favola, che esiste un signore buono che si chiama cavaliere delle nuvole - aggiunge Trabalzini - il quale aiuta gli agricoltori a far crescere le piante innaffiandole dal cielo, tuttavia certe volte gli capita di rovesciare sbadatamente il secchio d`acqua provocando un rumore forte come quello dei tuoni".
La seconda fase passa attraverso esempi ludici "come gonfiare dei palloncini per poi scoppiarli insieme". Un modo, anche questo, per abituarsi ai rumori imprevisti con il gioco.
La paura è un`emozione primaria che ha reso possibile, al pari delle altre, l`evoluzione della specie umana. Nel bambino resta la traccia del terrore dell`uomo primitivo di fronte allo scatenarsi delle potenze della natura. Un terrore positivo per i nostri progenitori preistorici, che li incoraggiava a cercare riparo per sé e il gruppo. "La manifestazione di paura del bambino è dovuta al sentimento di sorpresa per quello che accade, ma anche allo spostamento d`aria provocato dal tuono che si ripercuote sul corpo del bambino", continua la specialista. C`è al fondo anche una ragione fisiologica, "perché l`orecchio dei bambini è più sensibile e amplifica quello che per gli adulti ha un livello normale".
In più c`è la componente psicologica, messa in moto dai ricordi o da uno stato latente di angoscia, che può interessare anche i genitori. "Può accadere infatti che il bambino provi una sana curiosità per quello che accade - dice Trabalzini -, mentre ad aver paura è la mamma, che anche quando non esprime verbalmente il suo timore può trasmetterlo al figlio con il linguaggio del corpo".
Quando, nonostante tutto, il bambino salta nel cuore della notte nel letto dei genitori non bisogna reagire male perché "di fronte alla richiesta di aiuto, di un bambino come di un adulto, la prima cosa da fare è ascoltare e parlare, rassicurando e spiegando".
Le prime volte si può anche accettare che di fronte ad una notte di tempesta il bambino dorma nel lettone, "ma in seguito - conclude l`esperta - è bene accompagnarlo nella sua stanza e stare un po` con lui prima che si addormenti per tranquillizzarlo".

di cosimo colasanto
Pubblicato il 11/12/2008