Un passo promettente
per un’immunoterapia innovativa
Grazie a uno studio condotto da Silvia Piconese, afferente al gruppo di Mario Colombo, del Dipartimento di oncologia sperimentale dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, e altri colleghi sono stati chiariti i legami tra alcuni meccanismi importanti per la risposta immunitaria contro i tumori. I risultati del lavoro pubblicato da Piconese rappresentano una novità promettente per l’immunoterapia del futuro. L’idea alla base della ricerca è, a grandi linee, questa: utilizzare il sistema immunitario del paziente contro il cancro, che viene percepito come un agente esterno da eliminare. Questa strategia, alla base dell’immunoterapia, si è rivelata un valido strumento per la cura di diversi tipi di tumore. Nonostante i buoni risultati già ottenuti, ci sono ancora molti ostacoli che impediscono di raggiungere una piena efficacia di queste terapie, primi tra tutti la complessità della risposta immunitaria e le interazioni tra i molti tipi di cellule che compongono il nostro sistema immunitario. Seguendo questo strada maestra, la Piconese e i suoi colleghi si sono dedicati allo studio di un particolare tipo di cellula chiamata T reg (linfociti T regolatori), ad oggi l’ostacolo maggiore al definitivo successo delle terapie immunologiche. Un tumore, in fase di crescita attiva, elabora infatti strategie di difesa per evitare l’attacco delle cellule del sistema immunitario. Una di queste difese consiste proprio nell’aumentare il numero dei linfociti T reg e nell’accumulazione di tali cellule all’interno del tumore. I risultati della ricerca, condotta anche grazie al sostegno di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro), hanno chiarito il legame tra le cellule T reg e OX40, una molecola già nota per il suo ruolo nell’insorgenza di malattie autoimmuni e per la sua cooperazione con altre molecole in grado di stimolare la risposta immunitaria. Nello specifico, l’OX40 sembra essere in grado di inattivare le cellule T reg. Lo studio, per ora, è stato condotto solo in via sperimentale e non nell’uomo. I risultati ottenuti aprono tuttavia uno scenario favorevole per un più efficace sviluppo dell’immunoterapia.
di (20/08/2008)

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