Ossigeno per i batteri:
nuova terapia
per la fibrosi cistica
Non uccidere i batteri, ma lasciarli respirare: potrebbe essere questa una nuova cura per la fibrosi cistica, stando a quanto rivelano gli studi degli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (Mit) su alcuni agenti patogeni innocui per i più, ma letali per chi è malato di fibrosi cistica. I batteri pseudomonas aeruginosa, infatti, innocui per le persone in salute, nei pazienti affetti da fibrosi vengono "soffocati" dal muco, non riescono più a “respirare” e quindi formano colonie che distruggono i tessuti polmonari. Quindi, spiegano i ricercatori, lasciandoli "respirare" si potrebbero prevenire la formazione delle colonie nei polmoni.
I pigmenti blu-verdi chiamati fenazine, che macchiano i polmoni dei pazienti affetti dalla malattia, utilizzati finora come antibiotico, sono utilizzabili anche come molecole di segnale in grado di individuare e disinnescare la pericolosa infezione, lasciando quindi ai pseudomonas aeruginosa la possibilità di respirare.
Gli studiosi, che hanno presentato i risultati delle loro sperimentazioni al congresso annuale dell’American Society for Cell Biology, pensano quindi di sviluppare dei farmaci che abbiano un approccio diverso alla malattia: non la creazione di antibiotici generati dai batteri stessi che uccidano le colonie nei polmoni, ma una terapia che consenta ai colonizzatori di “respirare”, senza soffocare e distruggere quindi i tessuti polmonari.
“Il percorso da compiere per giungere ai test è ancora lungo - spiega Dianne Newman, docente di biologia e geobiologia che ha coordinato la ricerca – ma, se la fenazina riesce a far sopravvivere i batteri, potremmo essere in grado di sviluppare una terapia efficace”.
I pigmenti blu-verdi chiamati fenazine, che macchiano i polmoni dei pazienti affetti dalla malattia, utilizzati finora come antibiotico, sono utilizzabili anche come molecole di segnale in grado di individuare e disinnescare la pericolosa infezione, lasciando quindi ai pseudomonas aeruginosa la possibilità di respirare.
Gli studiosi, che hanno presentato i risultati delle loro sperimentazioni al congresso annuale dell’American Society for Cell Biology, pensano quindi di sviluppare dei farmaci che abbiano un approccio diverso alla malattia: non la creazione di antibiotici generati dai batteri stessi che uccidano le colonie nei polmoni, ma una terapia che consenta ai colonizzatori di “respirare”, senza soffocare e distruggere quindi i tessuti polmonari.
“Il percorso da compiere per giungere ai test è ancora lungo - spiega Dianne Newman, docente di biologia e geobiologia che ha coordinato la ricerca – ma, se la fenazina riesce a far sopravvivere i batteri, potremmo essere in grado di sviluppare una terapia efficace”.
di (27/12/2008)

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