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Spesso malati?
Sono i geni a deciderlo
Ti senti sano come un pesce mentre gli altri intorno a te non fanno che tossire e starnutire? Sono i geni che determinano la resistenza alle malattie. Ad affermarlo è una ricerca condotta da un team di scienziati americani e australiani secondo i quali esisterebbe una sorta di predisposizione genetica responsabile della maggiore o minore probabilità di incorrere in determinate patologie.
Sarebbero cinque varianti genetiche, dicono i ricercatori, a decidere le differenti risposte dell’organismo in presenza di virus e batteri. In particolare, alcune persone che possiedono una combinazione genetica non in grado di combattere la comparsa delle infezioni correrebbero un rischio otto volte maggiore di ammalarsi di gravi patologie rispetto a coloro che invece possiedono un profilo genetico meno vulnerabile.
“Si sapeva dell’esistenza di reazioni di risposta differenti alle infezioni: alcuni si ammalano più gravemente, altri meno – dice Ute Vollmer-Conna, che ha guidato la ricerca pubblicata sulla rivista Clinical Infectious Diseases –. Ora però stiamo cominciando a capire come e perché le combinazioni genetiche giochino un ruolo importante in questi meccanismi. Alcune persone hanno infatti una reazione alle infezioni più grave e intensa rispetto ad altre poiché possiedono un patrimonio genetico diverso”. Quando arriva il virus influenzale, ad esempio, chi ha un profilo genetico debole resta a letto per un periodo due volte più lungo rispetto a coloro che invece possiedono una combinazione genetica in grado di lottare contro le infezioni.
Per arrivare a questa conclusione gli scienziati hanno analizzato le condizioni di salute di un gruppo di 300 persone, di età e condizioni socio-economiche simili e della medesima etnia, affette da una infezione ghiandolare. Le reazioni all’infezione sono state differenti: coloro che possedevano un profilo genetico vulnerabile, circa il 28% del campione, si sono ammalati di patologie più gravi e sono rimasti a letto più a lungo degli altri.
La ricerca, spiegano gli scienziati, è la prima a evidenziare le radici genetiche della maggiore o minore predisposizione ad ammalarsi. Una scoperta, si augurano i ricercatori, che potrebbe rendere possibile l’identificazione di soggetti particolarmente vulnerabili e lo sviluppo di programmi di prevenzione individuali per tenere alla larga infezioni e malattie.
Sarebbero cinque varianti genetiche, dicono i ricercatori, a decidere le differenti risposte dell’organismo in presenza di virus e batteri. In particolare, alcune persone che possiedono una combinazione genetica non in grado di combattere la comparsa delle infezioni correrebbero un rischio otto volte maggiore di ammalarsi di gravi patologie rispetto a coloro che invece possiedono un profilo genetico meno vulnerabile.
“Si sapeva dell’esistenza di reazioni di risposta differenti alle infezioni: alcuni si ammalano più gravemente, altri meno – dice Ute Vollmer-Conna, che ha guidato la ricerca pubblicata sulla rivista Clinical Infectious Diseases –. Ora però stiamo cominciando a capire come e perché le combinazioni genetiche giochino un ruolo importante in questi meccanismi. Alcune persone hanno infatti una reazione alle infezioni più grave e intensa rispetto ad altre poiché possiedono un patrimonio genetico diverso”. Quando arriva il virus influenzale, ad esempio, chi ha un profilo genetico debole resta a letto per un periodo due volte più lungo rispetto a coloro che invece possiedono una combinazione genetica in grado di lottare contro le infezioni.
Per arrivare a questa conclusione gli scienziati hanno analizzato le condizioni di salute di un gruppo di 300 persone, di età e condizioni socio-economiche simili e della medesima etnia, affette da una infezione ghiandolare. Le reazioni all’infezione sono state differenti: coloro che possedevano un profilo genetico vulnerabile, circa il 28% del campione, si sono ammalati di patologie più gravi e sono rimasti a letto più a lungo degli altri.
La ricerca, spiegano gli scienziati, è la prima a evidenziare le radici genetiche della maggiore o minore predisposizione ad ammalarsi. Una scoperta, si augurano i ricercatori, che potrebbe rendere possibile l’identificazione di soggetti particolarmente vulnerabili e lo sviluppo di programmi di prevenzione individuali per tenere alla larga infezioni e malattie.
di lidia baratta (29/12/2008)

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