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Dai sorrisi alle lacrime:
sono i geni a raccontare
le espressioni del viso
Facce di bronzo, musi lunghi, espressioni simpatiche o antipatiche. Felicità, tristezza, delusione. L’arte di nascondere o mostrare le proprie emozioni attraverso le espressioni facciali non si “apprende” osservando il comportamento altrui, ma è scritta nel Dna umano. È quanto emerge dallo studio pubblicato su Journal of Personality and Social Psychology dai ricercatori della San Francisco State University, secondo cui la capacità di trasmettere o celare agli altri il proprio stato d’animo non si impara, ma è parte integrante del proprio patrimonio genetico.
L’idea che le espressioni del viso fossero innate si era diffusa fra gli scienziati già a partire dal 1960, ma soltanto questo studio, diretto da David Matsumoto, ha dimostrato come la manifestazione delle emozioni non sia il frutto dell’esperienza sociale, ma è determinata dai nostri geni.
I ricercatori hanno condotto lo studio analizzando le foto di 4.800 atleti di judo, tra privi della vista e normovedenti, in occasione della cerimonia di premiazione dei Giochi olimpici e paraolimpici del 2004. In particolare, sono state esaminate le immagini che ritraevano i primi e i secondi classificati. Dall’analisi è emerso che gli atleti ciechi e quelli vedenti manifestavano il loro stato d’animo nello stesso modo: chi aveva ricevuto la medaglia d’oro esprimeva gioia, mentre chi era arrivato in seconda posizione mostrava un sorriso forzato, a “denti stretti”, che celava delusione.
Secondo i ricercatori la correlazione statistica tra le espressioni facciali di tutti gli sportivi è stata quasi perfetta e ha dunque suggerito agli studiosi l’esistenza, nel Dna, di un meccanismo in grado di regolare il modo in cui si manifestano le emozioni. Le persone prive della vista dalla nascita, spiegano gli studiosi, non avendo avuto la possibilità di osservare gli altri non hanno di conseguenza neanche potuto apprendere come le diverse espressioni facciali si correlano ai differenti stati d`animo: eppure, spiegano i ricercatori, le espressioni di felicità o amarezza degli atleti non vedenti risultavano le stesse di quelle degli sportivi normovedenti.
La spiegazione va ricercata, spiegano gli studiosi, nella genetica: si tratterebbe di un sistema di regolamentazione insito nella natura umana, retaggio della nostra storia evolutiva.
di nadia comerci (29/12/2008)

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