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Embrioni abbandonati: «Servono altri controlli per portarli in Biobanca»

Il censimento degli embrioni congelati non è completo e soprattutto non è così semplice. Giulia Scaravelli, responsabile del censimento degli embrioni crioconservati per l`Iss, l`Istituto superiore di sanità, fa il punto della situazione dopo la proposta di alcuni deputati dell`Italia dei Valori di darli in “adozione precoce” a coppie con problemi di fertilità.
“Ancorché l’Istituto abbia svolto il suo compito istituzionale di censimento e localizzazione degli embrioni crioconservati in stato di abbandono   per i quali vi sia espressa rinuncia scritta al loro futuro impianto da parte della coppia genitoriale o della singola donna, nel numero di 3.740, esiste tuttavia un numero ancora elevato di embrioni crioconservati, almeno altrettanti, le cui coppie genitoriali non sono state rintracciate dai centri”, precisa la ricercatrice dell`Iss. Sono quelli che per questo non possono essere considerati “orfani” e “pertanto - prosegue Scaravelli - in questo senso il censimento non può dirsi completato”.
Un decreto ministeriale del 2004 aveva specificato che “l`embrione abbandonato” poteva essere considerato tale dopo ripetuti falliti tentativi di rintracciare le coppie, tuttavia, spiega l`Iss, “sono stati numerosi i centri che hanno sollevato rilevanti dubbi giuridici”. Dubbi e problematiche che hanno spinto gli esperti ad approfondire il lavoro "fin quando il quadro complessivo non sia stato ancora chiarito" prima di trasferire migliaia di provette nella Biobanca predisposta dal ministero del Welfare nell`ospedale Maggiore di Milano.
E a proposito dei costi economici del trasferimento di circa 300 mila euro il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Enrico Garaci ha precisato che “affinché tale costo sia economicamente giustificato, è necessario che la grande maggioranza degli embrioni possa essere trasferita, lasciandone depositata nei centri di riproduzione assistita solo una minoranza. Se infatti esperti legali hanno indicato che il decreto non elimina i problemi legati alla proprietà degli embrioni in mancanza di una dichiarazione esplicita della coppia, l’Istituto Superiore di Sanità è in attesa di ulteriori chiarimenti al riguardo. Sotto questo profilo – auspica il presidente - sarebbe anzi opportuno un ulteriore intervento normativo per evitare eventuali contenziosi legali.”

di cosimo colasanto
Pubblicato il 13/01/2009

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