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«Io, Ana e la rete»
L’anoressia sul web,
l’idolo che fa male

“Aria per colazione, e acqua e limone, perché ho scoperto che il limone è anoressizzante”, diari alimentari online, gruppi e community di ragazze di tutto il mondo e di tutte le età che soffrono di disturbi alimentari e si scambiano consigli e suggerimenti su come perdere peso e controllare la propria dieta: ecco come, tra blog e social network, si declina il problema di anoressia e bulimia.
“Ho creato un account su Facebook con uno pseudonimo per sentirmi un po` meno sola" spiega Claudia (nome di fantasia), che soffre di disturbi alimentari da dodici anni. “I disturbi alimentari sono una cosa estremamente privata, non ci può essere condivisione, quindi si cercano `amici` estranei. Non mi sognerei mai di condividere con i miei amici reali quello che faccio su quest`altra identità”.
C`è un canale parallelo nei social network, ed è quello delle pagine private e dei gruppi, pubblici o segreti, dedicati ad Ana e Mia, personificazioni deificate di anoressia e bulimia. “Il mio nome, o meglio quello con cui mi identificano i cosiddetti `dottori`, è Anoressia. Anoressia Nervosa, per essere precisi. Ma puoi chiamarmi Ana. Spero che diventeremo grandi amiche”, così si legge in uno dei tanti post scritti da chi cerca in rete compagne di sventura con le quali condividere la propria esperienza, a cui suggerire espedienti per nascondere il problema a genitori o insegnanti.
Per queste ragazze, il corpo è altro da sé, estraneo, nemico da tenere a freno – “io sono un corpo o io ho un corpo?” si chiede Claudia – e se sfora dalle ferree regole che la testa impone al fisico va punito anche in maniera estrema. La terza sorella di Ana e Mia, l`ultima nata, ancora oscura anche per i motori di ricerca, è Sia, dea dell`autolesionismo, le cui adepte si tagliano e feriscono, infliggendosi dolore fisico per fuggire a una sofferenza più intima. Un`altra faccia di un disturbo che è alimentare e psichico allo stesso tempo. "Controllando la quantità di cibo che entra nel mio corpo controllo l`accesso degli altri alla mia mente e al mio cuore", scrive una ragazza su Facebook.
La rete permette alle anoressiche e alle bulimiche di celarsi dietro uno pseudonimo trasparente in cui al nome reale sono affiancate parole chiave per riconoscersi ed essere riconosciute; alcune tuttavia si presentano con nome e cognome e nell`elenco degli amici compaiono fianco a fianco compagni di scuola e anoressiche di tutto il mondo.
Il fenomeno valica infatti i confini nazionali e linguistici: italiane, slovacche, spagnole e americane parlano la stessa lingua, fatta di “pro ana”, “pro mia”, “quod me nutruit me destruit”, “get thin or die trying”, “thinspiration”, e si scambiano immagini di giovani attrici, modelle e ballerine pelle e ossa.
Basta mettersi in contatto con un paio di adolescenti anoressiche per entrare a far parte del loro mondo, essere accettati in gruppi filtrati e ristretti dai nomi neppure tanto ambigui, come “amanti delle clavicole” e “ossa e muscoli”.
Una ragazzina sana può finire nel vortice dei disturbi alimentari a causa di un blog pro ana? “Morire di fame è difficile” precisa Claudia, “e ci vuole più di un sito internet per decidere di smettere di nutrirsi”: internet e i social network hanno il ruolo di creare una cerchia di persone che condividono un problema e con le quali ci si può confidare dopo un`abbuffata o quando si comincia a vomitare sangue.
Io non perdo il mio tempo a scrivere in rete cosa mangio, come vomito – racconta un`altra ragazza. – Se ci sei dentro, non ti servono certi consigli pratici, sai già come fare”. Il decalogo pro ana e le lettere di Mia con i trucchi per vomitare non sono quindi una trappola per adolescenti disinformate. Tuttavia invece di trovare aiuto per venirne fuori, le ragazzine rischiano di precipitare più a fondo in quest`abisso.

di Miriam Cesta e Clara Serretta (14/01/2009)

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