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L’anoressia in rete
Meloni: «La censura?
Un’arma a doppio taglio»

Codici d`onore, decaloghi per dimagrire e consigli per intraprendere la strada dell`anoressia. Sono sempre di più i siti internet che trattano tematiche legate ai disturbi dell`alimentazione. Ne parla a Salute24 il ministro per le Politiche giovanili Giorgia Meloni.
Ministro Meloni, i disturbi alimentari sono sempre più diffusi tra gli adolescenti, ma non solo. Altre insidie arrivano dalla rete con un pericoloso cortocircuito tra web e problemi giovanili. Un fenomeno che tocca anche l`Italia. Qual è il livello di rischio nel nostro Paese?
Mi ha colpito molto un recente studio dell’Eurispes secondo cui ogni due ore si ammala un italiano e i giovani che soffrono di disturbi alimentari sono due milioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne: circa il 5 per cento delle giovani tra i 13 e i 35 anni soffre di anoressia o bulimia, ma l’incidenza sta salendo anche tra le quarantenni e tra gli uomini, facendo arrivare così alla cifra complessiva di 3 milioni il numero di persone affette da disturbi alimentari.
E adesso c`è internet, con i consigli per dimagrire e i codici d`onore da rispettare...
Un particolare degli ultimi studi è davvero inquietante: fino a qualche anno fa le anoressiche vivevano la malattia in modo solitario nel silenzio e al chiuso della propria cameretta, ora no. Da alcuni anni hanno cominciato a comunicare, soprattutto su internet. Il mondo dei blog è pieno di diari di anoressia dove le ragazze si scambiano consigli su come dimagrire, come placare la fame, come mentire alla famiglia. Gli esperti dicono che sono oltre 300.000 i siti "pro-anoressia" e le migliaia di giovani che vi si collegano assomigliano sempre di più a una sorta di "comunità" con regole precise diffuse via rete. Quel che più mi impressiona è come in rete si stia collettivamente elaborando una vera e propria filosofia dell’anoressia. La giustificazione dell’autodistruzione. Esistono decaloghi per dimagrire e una specie di codice d’onore che qualsiasi anoressica che si rispetti deve seguire. Con tanto di segnali o accessori da indossare per riconoscersi a scuola, braccialetti da adepti, fiere dei digiuni. 
Ci sono momenti nei quali anoressia e bulimia non appaiono sulle prime pagine, poi la cronaca ci risveglia bruscamente. Quali sono i mezzi e le azioni che il governo ha messo in campo sul lungo periodo, quali altri potrebbero servire per intercettare e garantire le fasce di età più esposte? 
A dicembre abbiamo presentato il portale www.timshel.it, il collaborazione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Agire attraverso Internet risponde all’esigenza di trattare quest’argomento spinoso proprio là dove i ragazzi ne discutono, in modo che possano riconoscere nella rete non solo i cattivi maestri ma anche gli strumenti per uscire dalla spirale perversa della malattia. Grazie a questo progetto gli esperti del Bambin Gesù di Roma  possono intervenire diffondendo sul web messaggi positivi di contrasto all`anoressia con le modalità del linguaggio giovanile, dalle chat ai blog. Si tratta però solo di un primo passo. In cantiere, grazie alla collaborazione con il ministero della Salute, ci sono altre iniziative. Tutte tendono ad aiutare i giovani affetti da questo disturbo e le loro famiglie. È fondamentale infatti aiutare i genitori non solo a riconoscere i primi campanelli di allarme di questa malattia ma anche favorire l’accesso ai centri specializzati. In Italia manca una mappa precisa di questi centri. Stiamo lavorando per mettere in rete tutto ciò che già esiste: è il primo passo per un approccio concreto al problema.
Facebook, Youtube, Myspace, blog e siti internet spesso camuffati: nella rete c`è un po` di tutto, insidie e trappole, ricette per perdere peso in un soffio. Come per la pedopornografia on-line contro la quale i governi hanno tenuto alta la guardia, perseguendo severamente i colpevoli, quali potrebbero essere le misure per contrastare i siti che diffondono informazioni pericolose per la salute dei più giovani? 
Credo che il metodo migliore per combattere ogni fenomeno negativo su Internet sia  sempre quello di produrre sullo stesso tema contenuti positivi. La censura può essere un’arma a doppio taglio: chiudi un sito e ne nascono due, più nascosti, più difficili anche da monitorare. Occorre fare in modo che i ragazzi che navigano sul web e hanno il problema dell’anoressia possano trovare un approdo che li aiuti a uscire dal loro tunnel. Ed è appunto quello che intendiamo fare con il nuovo portale del Bambin Gesù.
Cosa si sta facendo attualmente per cercare di mettere un freno al problema?

Non si può negare che il fenomeno dei siti che istigano all’anoressia sia un dato inquietante. Nel corso degli ultimi mesi molte nazioni europee si stanno ponendo il problema di come arginare questo fenomeno. In Francia, in Spagna e in Gran Bretagna si comincia ad affrontare il fenomeno con nuove leggi restrittive. Il parlamento europeo ha approvato il programma "Safer internet 2009-2013", dotato di un budget di 55 milioni di euro, che ha nel mirino la pedopornografia, il traffico di droga e anche i siti pro-anoressia che vengono considerati un’istigazione al suicidio. In Italia abbiamo dalla nostra parte una carta importante: l’esperienza della polizia postale italiana, unanimemente riconosciuta come una delle più attive del mondo contro la pedofilia in rete.

di Cosimo Colasanto (14/01/2009)

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