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Pro Ana: trappole
in rete per bambine
«I siti come sette»

Paris Hilton vuol diventare la thinspo perfetta. In altre parole una delle muse anti-giunoniche che affollano fotogallery e blog di chi aspira al modello-limite di magrezza. Quello prossimo alla morte. Le foto in rete con braccio scheletrico in primo piano dell`ereditiera finiscono, però, solo per confondere le acque di un fenomeno che vive su internet, ma è soprattutto altro da internet. Un difetto d`amore, come scrive chiaretta_1974 in apertura del suo blog bricioledipane.it: istruzioni per chi tenta di uscirne.
In corsia è un lavoro di trincea. “Quando arrivano da noi le adolescenti spesso sono già in emergenza: momento delicatissimo che però ci permette di `agganciarle` e iniziare un percorso terapeutico, coinvolgere tutta la famiglia e nei due terzi dei casi arrivare a guarigione completa”, dice a Salute24 Stefano Vicari responsabile dell`Unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell`ospedale Bambino Gesù di Roma.  “In ambulatorio arrivano sempre più  pazienti poco più che bambine: hanno 10, 11 anni”. Perché oltre i confini sfumati del web, le anoressie e le bulimie, il plurale è d`obbligo, stanno cambiando. Da fenomeno tradizionalmente femminile a patologia che colpisce anche i maschi. E poi la diffusione “verso il basso, in età prepuberale e verso l`alto, tra donne di 30 e 40 anni – dice Vicari – che non avevano mai avuto problemi rilevanti con il cibo”. E invece si ritrovano a fare i conti con frigoriferi troppo pieni o troppo vuoti.
Chi lavora a stretto contatto con queste fragilità-bambine dice che l`emergenza sanitaria è in aumento, che servono nuovi strumenti per affrontare i pericoli virtuali: sono 300 mila i siti che propagandano nel mondo del web il credo Pro Ana o il vangelo Pro Mia, decaloghi e ricette, diari alimentari, richieste di aiuto in forma di delirio. Da ascoltare, senza compatimenti. “Il portale www.timshel.it realizzato dall`Ospedale Pediatrico Bambino Gesù insieme ai ministeri delle Politiche Giovanili e della Salute è una goccia nel mare – ammette Vicari – ma è un primo passo per ripensare l`organizzazione dell`assistenza”.
Neutralizzare e oscurare i siti internet, come sta facendo la Francia per legge, può essere anche pericoloso. “C`è stato un periodo di grande interesse da parte di stampa e tv, poi si è spenta la luce e questo ha coinciso con un inasprimento dei comportamenti, dei contenuti e delle modalità di comunicazione via web”, dice Agostino Giovannini, giovane ricercatore che per primo ha studiato come la corrente dei siti Pro Ana abbia investito l`Italia arrivando dagli Usa. Cambiano le piazze virtuali, dai siti ai blog e poi dai blog ai social network, facebook, myspace, twitter, ma cambiano anche i contenuti. “Dal sito confezionato in maniera acerba con materiale straniero tradotto alla meglio si è passati a comunità virtuali nascoste e inaccessibili, avvolte da un alone di misticismo, a cui si accede solo dopo una sorta di esame di chi le gestisce e dove si scambiano informazioni e consigli talora agghiaccianti e dettagliati, in cui qualcuno racconta di aver vomitato 10-15 volte in un giorno e qualcun altro condivide il suo modo per perdere peso più rapidamente”.
C`è una sorta di ritualità iniziatica in chi cerca e dispensa metodi anoressizzanti, disserta di molecole e farmaci acquistabili anche in rete, con competenze scientifiche che farebbero invidia ad una matricola di medicina. Tante, la maggior parte, vorrebbero solo guarire. E parlarne somiglia molto ad un modo per farlo. Anche se si comunica tutto il contrario. Negli ultimi tre anni, secondo Giovannini, a dispetto dell`attenzione scemata, o proprio per questo, “chi utilizza il mezzo web per cercare sostegno al proprio ideale distorto di benessere ha rincarato la qualità negativa dei messaggi”. Seguendo una strana equazione: “più non ci vedete più ci facciamo del male”.
“Il web, al contrario di quello che si pensa, non è un incentivo, come non lo erano le modelle super-magre di moda qualche anno fa – dice Giovannini –. I disturbi alimentari sono sempre legati ad un disagio preesistente, un abbandono o un lutto in molti casi”. La risposta è tenere alta la guardia e cercare di capirne di più. Chi lo fa non è sempre premiato. “Da anni studio il fenomeno, con un osservatorio personale nel mio blog. Ho trovato e segnalato siti anti-anoressia che ipocritamente ospitano link pro-ana, ma le resistenze del mondo accademico e la mancanza di sostegno economico alle ricerche sono più forti – lamenta Giovannini – e alla fine rischia di subentrare la stanchezza”.

di cosimo colasanto (14/01/2009)

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