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L’Everest nel sangue: così si ripara la valvola mitralica

Una tecnica poco invasiva per intervenire sul rigurgito mitralico senza ricorrere alla chirurgia: i pazienti affetti dal disturbo cardiaco, anche i più deboli e quindi a rischio nel caso di un`operazione a cuore aperto, hanno adesso a disposizione un`alternativa. La nuova tecnica, secondo la "Top 10 Medical Innovations for 2009" stilata dalla Cleveland Clinic, si guadagna il quinto posto tra le 10 innovazioni mediche più importanti per il 2009.
La valvola mitralica collega l`atrio sinistro e il ventricolo sinistro; in caso di rigurgito mitralico la valvola non si chiude completamente e si verifica una sorta di reflusso del sangue all`atrio sinistro, con conseguenti problemi cardiocircolatori e polmonari. L`operazione chirurgica normalmente praticata prevede il taglio dello sterno e la sostituzione o riparazione della valvola. Si tratta di un intervento che comporta un ricovero ospedaliero dai tre ai cinque giorni e un lento decorso post-operatorio.
L`innovativa procedura, chiamata Everest (Endovascular valve edge-to-edge repair study), comporta invece l`installazione di una specie di piccola graffetta che permette alla valvola di chiudersi in maniera corretta. Questa viene inserita grazie a un catetere attraverso la vena femorale, che risale dall`inguine al cuore: l`intervento dura tra le tre e le quattro ore e il paziente può lasciare l`ospedale nel giro di un paio di giorni.
La tecnologia è estremamente sicura – spiega Samir Kapadia, cardiochirurgo del dipartimento di Chiurgia cardiovascolare della Cleveland Clinic –. Se la graffetta funziona, il disturbo è completamente risolto. In ogni caso, l`operazione chirurgica è sempre possibile. Se i test clinici continuano a fornire risultati positivi, questa tecnica potrebbe rivoluzionare l`approccio ai pazienti affetti da rigurgito mitralico”.

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Pubblicato il 21/01/2009