Logo salute24

Fibroma uterino: si può eliminare anche senza il bisturi

Scoperta una tecnica che consente di estirpare il fibroma uterino senza ricorrere all`asportazione chirurgica: si tratta del "doppler guidato all`occlusione delle arterie uterine" attualmente in via di sperimentazione in alcuni centri specialistici europei e nordamericani. La tecnica, che si situa al nono posto della "Top 10 Medical Innovations for 2009" realizzata dalla Cleveland Clinic, rappresenterebbe un valido rimedio per le donne affette da fibromi uterini, che non hanno risposto in modo positivo alla terapia medica non invasiva.
Non tutti i fibromi uterini sono tumorali: in un terzo dei casi si tratta di formazioni di grasso, all`interno della parete dell`utero, che crescono in modo anomalo fino a raggiungere anche la dimensione di un melone. Questi agglomerati fibrosi possono provocare diversi problemi: un`eccessiva fuoriuscita di sangue e un forte dolore alla schiena durante il ciclo mestruale, il rischio di sviluppare l`anemia, la necessità di urinare frequentemente - a causa della pressione che il `grumo` esercita sulla vescica -, il pericolo di riduzione della fertilità e di complicazioni durante la gravidanza, tra cui la nascita prematura.
Il trattamento più utilizzato per eliminare il fibroma è l`isterectomia, un intervento chirurgico che comporta la rimozione dell`utero e, di conseguenza, l`impossibilità di procreare. Il nuovo "doppler guidato all`occlusione delle arterie uterine" potrebbe invece eliminare il fibroma senza produrre queste conseguenze.
La nuove tecnica consiste nell`inserire nell`utero della paziente una sorta di morsetto dotato di una serie di cristalli che consentono la corretta localizzazione del fibroma in grado di occludere - tramite speciali onde sonore - le due arterie uterine, impedendo l`afflusso di sangue. L`intervento avviene in 15 minuti, mentre il dispositivo deve essere tenuto per sei ore, durante le quali il fibroma inizia a deperire in quanto, proprio a causa dell`occlusione delle arterie uterine, viene "privato" dell`ossigeno e delle sostanze nutritive. Il fibroma viene quindi trasformato e riassorbito dall`organismo, con una conseguente riduzione della massa fibrosa e dei disturbi a essa correlati.
"Sebbene non sia un iontervento invasivo, prima di sottoporsi all`intervento - spiega Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) - bisogna essere consapevoli dei disturbi che esso implica: è necessario innanzitutto tenere il dispositivo all`interno dell`utero per diverse ore, durante le quali non è possibile muoversi e, inoltre, la paziente deve aver avuto rapporti sessuali": la presenza dell`imene ostacolerebbe infatti l`inserimento dello strumento.
Inoltre, aggiunge l`esperto, non sono ancora chiare "l`entità della riduzione del fibroma in seguito all`intervento e la sua durata nel tempo". Per conoscerle, occorre attendere i risultati delle sperimentazioni attualmente in atto in diversi centri specialistici. "Si tratta, in ogni caso, di una tecnologia innovativa e promettente - conclude lo specialista - che potrebbe rappresentare una valida alternativa all`embolizzazione e all`isterectomia".

di nadia comerci
Pubblicato il 21/01/2009

potrebbe interessarti anche: