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Rischio cardiovascolare: mappatura genetica, aumentano gli indizi

I livelli di lipidi nel sangue sarebbero influenzati da fattori genetici ereditari. È quanto emerge da tre studi pubblicati su Nature Genetics, secondo i quali il diverso grado di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache e cardiovascolari sarebbe dunque motivato da varianti di natura genetica.
Questi studi, commentano gli esperti, consentono di arricchire le varianti genetiche già conosciute, permettendo di creare profili di rischio genetico in grado di prevedere meglio gli elevati livelli di lipidi nel sangue tenendo conto anche delle varianti tradizionali come l’età, il peso corporeo e il sesso.
Primo studio. Leena Peltonen e colleghi hanno studiato il genoma di un campione casuale di individui tra le popolazioni di oltre 16 diversi paesi europei, identificando 22 loci in grado di  contribuire alla variazione dei livelli di lipidi nel sangue. Sei di questi loci non erano conosciuti prima d’ora.
Secondo studio. Nelson Friemer e colleghi hanno analizzato le condizioni di salute di tutti gli individui nati nel 1966 nelle due province più settentrionali della Finlandia. Si tratta, spiegano gli scienziati, del primo studio su una coorte di individui nati nello stesso anno: il che comporta il vantaggio di poter evitare l’incidenza di altri fattori legati all’età e all’ambiente. Nel corso delle ricerche gli scienziati hanno identificato 23 loci, 9 dei quali sconosciuti in precedenza.
Terzo studio. Coordinato da Sekar Kathiresan, l’ultimo studio ha permesso di individuare 30 loci, 11 dei quali sconosciuti in precedenza.
Grazie a questi studi, si legge su Nature Genetics, sia i fattori ambientali che quelli genetici potranno essere utilizzati per comprendere al meglio l’epidemiologia e l’architettura genetica delle malattie cardiovascolari. 
 

di lidia baratta
Pubblicato il 27/01/2009