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Prevedere l’ictus: un segugio «virtuale» ne anticipa le mosse

Prevenire l`ictus individuando tempestivamente le occlusioni che ostacolano il flusso sanguigno. A renderlo possibile è un software associato alla risonanza magnetica già adottato nei laboratori dell`Università dell`Illinois di Chicago, in grado di analizzare i vasi sanguigni e determinare la percentuale di rischio di ictus, che colpisce ogni anno 200 mila italiani.
Il programma, in uso anche in Italia nel settore neuroradiologico della Fondazione istituto neurologico Besta e dell`ospedale Niguarda di Milano, consente di effettuare un`angiografia quantitativa di risonanza magnetica, in grado di identificare la presenza di occlusioni stenotiche, ostruzioni o dilatazioni aneurismatiche e il conseguente danno sul tessuto cerebrale.
Il software consente di rilevare il flusso sanguigno presente nel vaso in modo virtuale - e quindi con la minima invasività -, in quanto il computer ne riproduce le sezioni come se il rivelatore fosse inserito direttamente nell`arteria interessata. Ciò consente ai medici di prevedere il momento giusto per intervenire su un vaso alterato tramite l`applicazione di uno stent o di un by-pass, e, inoltre, di capire quando è necessario passare dai farmaci alla chirurgia.
Giovanni Broggi, del dipartimento di Neuroradiologia della Fondazione Besta, spiega che l`utilizzo del software può rivelarsi utile in due diversi momenti: "Nella fase pre-chirurgica - spiega lo specialista - per analizzare lo stato del flusso sanguigno prima di operare un aneurisma, la stenosi di un`arteria o un`altra malformazione e nella fase post-operatoria, per verificare se tutto proceda nel modo corretto o, in caso di alterazioni, se sia il caso di intervenire con la terapia farmacologica".
Il software dunque, oltre a svolgere una funzione diagnostica preventiva, è anche in grado di controllare l`efficacia dei trattamenti e testare il grado di recupero dei pazienti. Rende possibile, per esempio, verificare se il bypass di una carotide che si era occlusa - problema che ogni anno, negli Usa, causa l`ictus in 61 mila pazienti  - ha ripristinato adeguatamente il flusso sanguigno. La possibilità di "analizzare in modo diretto il flusso sanguigno all`interno del cervello", afferma Broggi, può fornire degli "elementi in più per prevenire l`ictus in quei pazienti in cui, gli altri strumenti d`indagine tradizionali, hanno rilevato il rischio di ictus". Di conseguenza essi "potranno essere tenuti sotto controllo o, se necessario, operati chirurgicamente".

di nadia comerci
Pubblicato il 29/01/2009