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Cellule «highlander»:
ecco come il tumore
resiste ai farmaci
Cosa distingue cellule tumorali invulnerabili da quelle che invece vengono distrutte dalla chemioterapia? È il rebus che hanno cercato di risolvere alcuni scienziati del Weizmann Institute, in Israele, per scoprire il segreto di quella percentuale di unità che sopravvive ai trattamenti e può causare il ritorno del male.
L`identikit cellulare. Lo studio è stato lungo e complesso. I ricercatori si sono messi sulle tracce di migliaia di cellule, esaminandone l`attività attraverso sofisticate tecniche diangostiche. Ancor più difficile è stata l`analisi delle oltre mille proteine per comprendere quali di queste permettessero alle cellule di proteggersi così tenacemente dall`attacco dei farmaci chemioterapici. Per ottenere la mappa completa hanno identificato ciascun gruppo di cellule tumorali "iniettando" un gene fluorescente e stilando per ognuno un identikit. In un secondo momento, mediante un marcatore più debole, hanno "scattato" istantanee della risposta di ogni cellula alle terapie farmacologiche.
Una miniera di dati. L`insieme dei dati è stato così archiviato ed esaminato approfonditamente: una miniera inesauribile di dati e informazioni che hanno permesso di scoprire il ruolo fondamentale di due proteine nella sopravvivenza della cellule highlander. In un piccolo sottoinsieme di cellule, corrispondente al 5 per cento del totale, infatti, gli scienziati del laboratorio guidato da Uri Alon hanno osservato due molecole super-combattive. La proteina DDX5, una molecola definita multitasking per la sua molteplice capacità di interazione, in grado di produrre altre proteine e quindi rinforzare il sistema biologico delle cellule. L`altra, RFC1, ha tra gli altri compiti quello di riparare il Dna danneggiato, tamponando le "ferite" inferte dai farmaci al tumore. Quando i ricercatori hanno bloccato l`azione di queste due proteine, le cellule tumorali diventavano di colpo più vulnerabili alla chemioterapia.
Le prospettive. La conoscenza più approfondita delle risposte di ogni gruppo cellulare promette di dare agli scienziati un`arma in più per colpire individualmente proprio quelle cellule che resistono di più e causano la recidiva dei tumori, aiutando anche a potenziare i trattamenti farmacologici verso questo tipo di molecole-bersaglio.
L`identikit cellulare. Lo studio è stato lungo e complesso. I ricercatori si sono messi sulle tracce di migliaia di cellule, esaminandone l`attività attraverso sofisticate tecniche diangostiche. Ancor più difficile è stata l`analisi delle oltre mille proteine per comprendere quali di queste permettessero alle cellule di proteggersi così tenacemente dall`attacco dei farmaci chemioterapici. Per ottenere la mappa completa hanno identificato ciascun gruppo di cellule tumorali "iniettando" un gene fluorescente e stilando per ognuno un identikit. In un secondo momento, mediante un marcatore più debole, hanno "scattato" istantanee della risposta di ogni cellula alle terapie farmacologiche.
Una miniera di dati. L`insieme dei dati è stato così archiviato ed esaminato approfonditamente: una miniera inesauribile di dati e informazioni che hanno permesso di scoprire il ruolo fondamentale di due proteine nella sopravvivenza della cellule highlander. In un piccolo sottoinsieme di cellule, corrispondente al 5 per cento del totale, infatti, gli scienziati del laboratorio guidato da Uri Alon hanno osservato due molecole super-combattive. La proteina DDX5, una molecola definita multitasking per la sua molteplice capacità di interazione, in grado di produrre altre proteine e quindi rinforzare il sistema biologico delle cellule. L`altra, RFC1, ha tra gli altri compiti quello di riparare il Dna danneggiato, tamponando le "ferite" inferte dai farmaci al tumore. Quando i ricercatori hanno bloccato l`azione di queste due proteine, le cellule tumorali diventavano di colpo più vulnerabili alla chemioterapia.
Le prospettive. La conoscenza più approfondita delle risposte di ogni gruppo cellulare promette di dare agli scienziati un`arma in più per colpire individualmente proprio quelle cellule che resistono di più e causano la recidiva dei tumori, aiutando anche a potenziare i trattamenti farmacologici verso questo tipo di molecole-bersaglio.
di cosimo colasanto (30/01/2009)

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