Lotta alle malattie rare:
dalla biobanca di Milano
un aiuto ai ricercatori
Il funzionamento dei motoneuroni, il decorso delle malattie neurodegenerative, i disturbi metabolici, le terapie a base di cellule staminali per le patologie muscolari: sono tante le malattie che continuano a essere studiate - e combattute - grazie alle analisi compiute sui campioni di tessuto forniti dalla "Banca di campioni biologici di pazienti affetti da malattie rare" dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano diretta da Maurizio Moggio, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Diagnostica delle Malattie Neuromuscolari. La struttura, situata all`interno del Dipartimento di Scienze Neurologiche del Centro Dino Ferrari diretto da Nereo Bresolin, è la prima biobanca certificata ISO 9001 in Europa.
Sono migliaia i campioni raccolti per lo studio di nuove terapie: grazie anche alla collaborazione di diverse strutture ospedaliere italiane ed estere, la biobanca del Policlinico milanese mette a disposizione dei ricercatori più di 8 mila campioni biologici, tra cui 4.500 prelievi di muscolo scheletrico, 15 di tessuto cardiaco, oltre 2.500 inclusioni in resina per microscopia elettronica e quasi 450 campioni di nervo periferico per studi morfologici. Se si aggiungono, spiegano gli esperti del Policlinico, i 5.000 frammenti di muscolo usati per studi biochimici e i 3.200 campioni di Dna, la struttura raggiunge i livelli delle più importanti biobanche d’Europa.
Ogni anno la biobanca milanese - punto di riferimento per gli scienziati che si occupano di distrofie muscolari, di malattie metaboliche (specialmente quelle mitocondriali) e di cellule staminali nella terapia delle malattie muscolari - fornisce a diversi ospedali e laboratori italiani ed esteri vari campioni di tessuti da analizzare. Tra i "clienti", la Columbia University di New York e l’Istituto Genethon di Parigi, che a sua volta possiede la più grande banca d’Europa specializzata nella conservazione e nello studio del Dna.
I campioni biologici, conservati dentro celle frigorifere o tank di azoto liquido che arrivano anche a duecento gradi sotto zero,
arrivano dai pazienti che hanno accettato di consegnarli. Il ciclo di alimentazione della banca è piuttosto semplice: sui tessuti consegnati - rigorosamente anonimi - i ricercatori operano la diagnosi, necessaria per la catalogazione, e poi li raccolgono e li classificano anche informaticamente, per renderne possibile uno studio anche a distanza di tempo.
Sono migliaia i campioni raccolti per lo studio di nuove terapie: grazie anche alla collaborazione di diverse strutture ospedaliere italiane ed estere, la biobanca del Policlinico milanese mette a disposizione dei ricercatori più di 8 mila campioni biologici, tra cui 4.500 prelievi di muscolo scheletrico, 15 di tessuto cardiaco, oltre 2.500 inclusioni in resina per microscopia elettronica e quasi 450 campioni di nervo periferico per studi morfologici. Se si aggiungono, spiegano gli esperti del Policlinico, i 5.000 frammenti di muscolo usati per studi biochimici e i 3.200 campioni di Dna, la struttura raggiunge i livelli delle più importanti biobanche d’Europa.
Ogni anno la biobanca milanese - punto di riferimento per gli scienziati che si occupano di distrofie muscolari, di malattie metaboliche (specialmente quelle mitocondriali) e di cellule staminali nella terapia delle malattie muscolari - fornisce a diversi ospedali e laboratori italiani ed esteri vari campioni di tessuti da analizzare. Tra i "clienti", la Columbia University di New York e l’Istituto Genethon di Parigi, che a sua volta possiede la più grande banca d’Europa specializzata nella conservazione e nello studio del Dna.
I campioni biologici, conservati dentro celle frigorifere o tank di azoto liquido che arrivano anche a duecento gradi sotto zero,
arrivano dai pazienti che hanno accettato di consegnarli. Il ciclo di alimentazione della banca è piuttosto semplice: sui tessuti consegnati - rigorosamente anonimi - i ricercatori operano la diagnosi, necessaria per la catalogazione, e poi li raccolgono e li classificano anche informaticamente, per renderne possibile uno studio anche a distanza di tempo.
di (10/02/2009)
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Commenti dei lettori
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- queste ricerche aprono la strada per migliori condizioni di vita e lavoro per l`umanità
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- una mia conoscente di 40 anni e` affetta da sindrome di Cid autoimmune .e` possibile trovare una cura per lei ?

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