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Il viaggio di Eluana: diciassette anni e ventitré giorni

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Diciassette anni e ventitré giorni. Tanto è durato il lungo viaggio di Eluana fino alla parola fine. Un percorso in cui le stanze di ospedale e le aule di giustizia sono diventati luoghi diversi della stessa storia, degli interrogativi etici che interpellano la coscienza personale e collettiva.

L`incidente - La notte del 17 gennaio 1992 l`auto di Eluana Englaro sbanda sull`asfalto gelato della strada provinciale per Lecco. Sta tornando a casa dopo una serata trascorsa con gli amici. Lo schianto contro un palo, la corsa verso l`ospedale del capoluogo. La diagnosi è frattura dell`osso frontale e una frattura-lussazione della seconda vertebra cervicale. In più c`è un`emorragia nell`emisfero cerebrale sinistro e lesioni in diverse parti del cervello. Le funzioni cerebrali hanno subito danni irreversibili. I medici la intubano, nonostante il padre sia contrario. A un mese dalla tracheotomia, Eluana esce dal coma. Da allora e per 17 anni in stato vegetativo: alterna il sonno ai risvegli, muove gli occhi, respira da sola.

L`assistenza - Nel 1994 viene diagnosticato per la prima volta lo stato vegetativo. Eluana è trasferita dall`ospedale alla casa di cura delle suore misericordine dove resterà fino al 3 febbraio scorso, prima del trasferimento verso la clinica La Quiete di Udine. Lì è accudita da mamma Saturnia e papà Beppino e dalle suore. Intorno a quella stanza e a quella vita comincia la battaglia legale.

La battaglia legale - Sin dall`inizio del lungo viaggio di Eluana Englaro, Beppino chiede che venga riconosciuta la volontà della figlia. Non ci sono documenti scritti, ma parole e circostanze nelle quali la figlia ha sostenuto, di fronte al coma di un amico di famiglia, che in quelle condizioni avrebbe preferito che fosse messa la parola fine. Beppino porta questa testimonianza nelle aule di tribunale, insieme a quelle degli amici della figlia. Il primo atto è la nomina quale tutore legale, nelle cui vesti nel 1999 chiede con un`istanza al tribunale che la nutrizione artificiale sia interrotta. Istanza respinta perché giudicata inammissibile. Come il ricorso in appello e quello per Cassazione. Bisogna arrivare al 2006 perché un tribunale, la Corte d`Appello di Milano, ammetta all`esame le richieste dei curatori legali di Eluana, senza accoglierle.

La pronuncia della Cassazione - Il 2007 è una tappa cruciale nella vicenda ormai divenuta caso. I giudici della Corte di Cassazione autorizzano il distacco del sondino nasogastrico e rinviano alla Corte d`Appello di Milano il procedimento giudiziario. Il riesame porta nel luglio 2008 alla sentenza che scatenerà feroci polemiche. I magistrati autorizzano la sospensione dell`alimentazione e della nutrizione a patto che si segua un protocollo in grado di minimizzare le possibili conseguenze del distacco dalle flebo che portano nutrimento al corpo di Eluana.

Le ultime settimane - La sentenza però non è ancora la parola fine. Mentre il Parlamento sta dibattendo nelle commissioni permanenti il testo e la forma del testamento biologico, si muove ancora la giustizia. La procura generale di Milano impugna il decreto che autorizza il tutore legale a fermare la nutrizione. La sentenza della Cassazione arriva a novembre. Nulla di fatto, Beppino Englaro può andare avanti. Non in Lombardia, dove il governatore nega che la procedura possa essere eseguita nelle strutture della regione. E non altrove, neppure in Friuli dove una clinica privata si fa avanti per accogliere gli ultimi giorni di Eluana. Con una direttiva il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ricorda che non ci sono i requisiti legali perché si sospendano le terapie su un invalido. La clinica Città di Udine ritira la proposta, ma un`altra ipotesi si affaccia nelle stessa città. Le porte della casa di cura La Quiete si aprono agli Englaro. Si forma anche un`associazione per Eluana composta dai medici e operatori sanitari.

La fine - Il 3 febbraio Eluana è a Udine. L`équipe guidata dal rianimatore Amato De Monte inizia la riduzione dell`alimentazione, in due fasi, insieme alla somministrazione di sedativi e antiepilettici. Da venerdì Eluana non è più alimentata e idratata. Il 9 febbraio, alle 20.10 muore. Forse un attacco cardiaco per insufficienza renale. Viene disposta l`autopsia per verificarlo. Forse la parola fine.



Author: cosimo colasanto
Pubblicato il 10/02/2009


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