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Fecondazione assistita: per 8 coppie su 10 più difficile avere un figlio

Ottimiste, ma realiste. Preoccupate dagli ostacoli giuridici, ma pronte a superarli, se ce ne fosse bisogno anche andando all`estero, preferibilmente in Spagna. Ovviamente se si hanno le possibilità per farlo, perché il desiderio di avere un figlio con le tecniche di procreazione assistita rischia di trasformarsi in un percorso lungo e tortuoso, soprattutto per le coppie più svantaggiate dal punto di vista economico. È questo lo scenario che emerge dall`indagine "Il desiderio di diventare genitori: problemi e speranze di chi combatte l`infertilità" realizzata dal Censis per la Fondazione Cesare Serono su un campione di 600 coppie che si sono rivolte ad uno dei 342 centri per la fertilità presenti in Italia. Per la maggior parte, l`80,5 per cento, è il quadro normativo, dall`introduzione della legge 40 in poi, a sfavorire di più chi vuol provare ad avere un bambino.
Di diverso avviso chi la legge l`ha voluta. Non è colpa della legge "che tiene conto di diversi fattori e non solo del numero di `figli in braccio`", sostiene il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, per la quale "il bilancio positivo" della normativa introdotta nel 2004 si misura anche con "il crollo delle sindromi da iperstimolazione ovarica". Se l`impianto giuridico è "buono", per il presidente della commissione Affari sociali della Camera Giuseppe Palumbo si potrebbero però ripensare le regole sulla diagnosi preimpianto rendendola possibile per "una lista di malattie ereditarie".
I numeri - L`Organizzazione mondiale della sanità stima che nei paesi industrializzati il 10-20% delle coppie soffre di problemi di fertilità. Agenti chimici, inquinamento ambientale, il fumo, le abitudini alimentari, un`alterazione dell`attività ormonale nelle donne, di quella degli spermatozoi negli uomini, le cause possono essere diverse. "Un problema che in Italia riguarda 1 coppia su 5 di quelle in età fertile – afferma Giovanni Scacchi, presidente della Fondazione Cesare Serono -. Attraverso la realizzazione di questa indagine, abbiamo voluto dare voce proprio a coloro che convivono ogni giorno con il dramma di non poter avere figli”.
Tassi bassi - La diffusione dei centri è un altro nodo spinoso. La presenza disomogenea di strutture pubbliche e private, con una prevalenza delle seconde al Centro-Sud, rappresenta per molti una difficoltà in più. Eppure il desiderio di genitorialità non si affievolisce, anche nel Paese, l`Italia, che cresce a tassi di natalità tra i più bassi al mondo. "Nella realtà - spiega Carla Collicelli, vicedirettore della Fondazione Censis - solo il 2 per cento delle donne italiane dichiara di non volere figli". Gli indici demografici sono in miglioramento, ma sempre sotto la media europea. Resta aperta una "questione demografica che incide sugli equilibri delle nostre comunità", continua la sociologa chiamando in causa il problema dell`assetto normativo e "dei suoi risvolti etici", ma anche la "necessità di ascoltare i diretti interessati". Che non sono pochi, stando ai dati epidemiologici.
L`identikit - Le coppie intervistate dal Censis cercano infatti di avere un figlio da almeno 4 anni, lui ha 38 anni, lei 35 e stanno insieme in media da più di sei anni. Coppie stabili, dunque. Il tempo intercorso tra i primi tentativi di diventare genitori e il primo contatto con il medico varia dai 15 mesi per le coppie con titoli di studio più elevati ai 30 mesi per quelle con basso tasso di scolarizzazione. "Nella maggior parte dei casi, il 74,8 per cento, il medico a cui ci si rivolge per primo è il ginecologo - spiega Concetta Vaccaro del Censis -, chi ha scelto di rivolgersi direttamente ai centri per la fertilità è il 7 per cento del campione". In molti casi il tempo si allunga ulteriormente quando il primo medico contattato suggerisce di aver pazienza e provare ancora, cosa che è accaduta al 23,4 per cento delle coppie. Poi c`è l`iter diagnostico: in media ci vuole più di un anno per stabilire la cause dell`infertilità. "Le coppie sono consapevoli che si tratta di un percorso a rischio, che può portare ad un insuccesso - continua Vaccaro -, molte hanno anche difficoltà a parlare del problema, altre a conciliare le terapie con il lavoro, ma tante, il 77 per cento delle coppie, vivendo insieme le difficoltà dichiara di aver reso più forte il rapporto".

di cosimo colasanto
Pubblicato il 19/02/2009