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Per ricordare di più meglio un’ora di sonno che una notte di studio

Prima di un esame o un`interrogazione meglio una bella dormita che una notte in bianco trascorsa a ripassare centinaia e centinaia di pagine. A dirlo sono i risultati di uno studio condotto dall`Università della Pennsylvania, secondo i quali il sonno sarebbe il miglior alleato per il potenziamento della nostra memoria.
“È il primo studio – spiega Marcos Frank, che ha guidato la ricerca – incentrato sui cambiamenti di intensità delle connessioni neuronali che si verificano nel corso del sonno”. I risultati della ricerca, scrivono gli scienziati sulla rivista Neuron, rivelano infatti come il cervello durante il riposo notturno incrementi la propria attività occupandosi della sedimentazione dei ricordi nei cassetti della memoria.
“Abbiamo osservato, contrariamente a quanto si è pensato finora - aggiunge Frank –  come i cambiamenti biochimici a livello cerebrale si verifichino soprattutto durante il sonno”. “Quando andiamo a dormire – continua il risercatore – pensiamo di spegnere l`interruttore del cervello. Al contrario, invece, nel corso del riposo i neuroni si attivano innescando i cambiamenti sinaptici alla base della formazione dei ricordi”.
Utilizzando come indicatore la plasticità della corteccia cerebrale, il team guidato da Frank ha osservato negli animali le modificazioni delle connessioni neuronali che si verificano in risposta agli stimoli visivi provenienti dall`ambiente esterno. Gli animali studiati sono stati suddivisi in due gruppi: il primo gruppo, dopo esser stato esposto alla stimolazione visiva, è stato immediatamente sottoposto agli accertamenti neurologici; agli individui del secondo gruppo, invece, è stato concesso di dormire per qualche ora prima degli esami.
Confrontando i risultati delle analisi elettrofisiologiche e molecolari dei due gruppi, i ricercatori sono giunti a una conclusione sorprendente: gli animali ai quali era stato concesso di dormire avevano riorganizzato, durante il sonno, la struttura della propria corteccia cerebrale conservando nella memoria le immagini osservate in precedenza.
La molecola responsabile della formazione dei ricordi, scrivono gli scienziati americani, sarebbe il recettore N-metil-D aspartato (NMDAR), in grado di “risvegliare” i neuroni innescando e rafforzando le connessioni alla base delle capacità mnemoniche.  
“Abbiamo notato – spiega Frank – come tale recettore non si attivi finché l`animale non si trova completamente nello stato di sonno. Non appena l`animale si addormenta, infatti, le reazioni neuronali della macchina della memoria si risvegliano immediatamente”. “Lo studio - è la conclusione del gruppo di ricerca - potrebbe aprire la strada a una più profonda comprensione del misterioso funzionamento della memoria a lungo termine. Molto probabilmente i cambiamenti che avvengono a livello corticale potrebbero rappresentare la chiave per accedere al cuore di tale mistero”.   
 

di lidia baratta
Pubblicato il 16/02/2009

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