«Musica maestro»:
con rock, pop e classica
la scuola è più facile
Alla chitarra Dante, alla batteria Manzoni e alle tastiere Euclide. Non sarebbe una cattiva idea fondere scuola e musica, almeno così suggerisce una ricerca pubblicata su Social Science Quarterly, secondo cui i ragazzi che ricevono lezioni di musica o assistono sin da piccoli ai concerti hanno migliori risultati a scuola. In particolare una precoce “educazione musicale” avrebbe effetti positivi sulla capacità di lettura e sulla disposizione alla matematica. Un`associazione positiva - Per capire come la musica possa influenzare la carriera scolastica degli studenti, Darby Southgate e Vincent Roscigno della Ohio State University, in Usa, hanno monitorato bambini e adolescenti di scuole elementari e superiori. Risultato: “La musica – afferma la ricerca – è associata positivamente con i risultati scolastici, soprattutto nelle scuole superiori”. Corsi non per tutti - L`ampia mole di dati analizzati ha inoltre permesso a Southgate e Roscigno di giungere a una ulteriore conclusione: lo status socioeconomico e l`etnia influenzano la partecipazione a eventi o corsi musicali. Non tutti gli adolescenti, infatti, hanno le stesse possibilità d`accesso alla musica: le famiglie con una condizione socioeconomica migliore hanno maggiori chance di far avvicinare i propri figli alla musica, non solo attraverso lo studio di uno strumento, ma anche grazie alla frequentazione di concerti. La variabile etnica - L`analisi ha come sfondo la società multietnica americana. Se lo status socioeconomico è decisivo, importante infatti è anche l`etnia. Asiatici e bianchi si avvicinano al corde e tasti più spesso rispetto agli ispanici, mentre i neri, pur partecipando spesso a eventi musicali in compagnia dei propri genitori, sono restii a studiare uno strumento. In ogni caso, sostengono gli studiosi, integrare i programmi didattici con corsi di musica o seguire lezioni private ha un impatto decisivo sul rendimento scolastico. Non importa il genere, l`importante è suonare.
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