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Ictus cerebrale: per sconfiggerlo si riparte dai geni

La speranza di sconfiggere l’ictus cerebrale, di trovare le cause che lo generano e di scovare cure sempre migliori e personalizzate, è nascosta nei geni. Le più recenti novità in questo campo sono raccolte nel “Terzo Rapporto sull’ictus. La ricerca genetica nella prevenzione e nella cura” dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano, che affronta il tema della ricerca nel campo della genetica dell’ictus: “Con questa pubblicazione l’Istituto Auxologico Italiano vuole rispondere e sollecitare l’interesse professionale e del pubblico sui problemi dell’ictus. Quest’anno l’argomento è la ricerca in campo genetico, dalla quale sono attesi progressi sostanziali”, spiega Alberto Zanchetti, direttore scientifico dell’Istituto.
L’ictus conta solo in Italia oltre 950 mila persone colpite, di cui 300 mila con una disabilità che ne riduce l’autonomia, e a questi si aggiungono circa 200 mila nuovi casi ogni anno, numeri che sono destinati ad aumentare nei prossimi anni a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’ictus è infatti una malattia la cui incidenza cresce con l’aumentare dell’età: il 75% degli ictus colpisce infatti i soggetti di età superiore ai 65 anni.
L’ictus cerebrale rimane la seconda causa di morte nelle donne e la terza negli uomini in Europa, nonostante i progressi fatti nel decennio scorso - soprattutto grazie all’introduzione delle stroke unit, reparti specializzati per la cura dell’ictus e alla prevenzione con il controllo dei maggiori fattori di rischio - siano riusciti in parte a ridurre la mortalità.
La maggior parte degli ictus ha una componente genetica complessa, spiegano i ricercatori dell’Auxologico, ovvero non dipendono dall’alterazione di un singolo gene, ma da molti geni in multipla interazione tra loro e in relazione con le componenti ambientali. Il primo passo nello studio di questa complessità è stato fatto analizzando alcune malattie rare a origine genetica, determinate dall’alterazione di un singolo gene: la malattia di Fabry, Cadasil, Melas e la sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi (Aps).  “Oggi l’attenzione della ricerca si concentra sui fattori genetici che interagiscono con fattori ambientali e comportamentali, inducendo in alcuni casi a una maggiore predisposizione e in altri casi a una protezione verso l’ictus cerebrale - afferma Giovanni Ancarani, Presidente dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano -. Gli sviluppi delle conoscenze e delle tecniche di biologia molecolare e il completamento del Progetto del Genoma Umano hanno consentito un notevole sviluppo delle ricerche sul ruolo potenziale dei fattori genetici nella predisposizione a malattie diffuse, tra cui quelle vascolari”.

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Pubblicato il 20/02/2009