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Pistorius, Pechino si avvicina Il tribunale dello sport ha accolto il ricorso

Oscar Pistorius potrà andare a Pechino e gareggiare con i normodotati. Lo ha stabilito il Tribunale arbitrale dello sport (Tas) che ha accolto l’appello dell’atleta sudafricano disabile contro l’esclusione dalla competizione che era stato decretato dalla federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf). Il ventunenne può quindi tornare a gareggiare con i normodotati e continuare a sognare di partecipare alle Olimpiadi di Pechino.
Alcuni mesi fa la Iaaf aveva affermato che per Pistorius - che subì l’amputazione di entrambe le gambe dal ginocchio in giù quando aveva 11 mesi - usare le protesi per correre i 200 metri piani costituisce un vantaggio. Del caso, che ha avuto una grande risonanza mediatica, si è occupato anche un articolo di un medico italiano, Giuseppe Lippi, pubblicato sulla rivista scientifica “British Journal of Sport Medicine”. Nell’articolo Lippi concorda, da un lato, con quei medici che hanno spiegato come Oscar Pistorius abbia una capacità aerobica inferiore agli altri atleti: vale a dire che, a parità di risultato, l’ateleta sudafricano consuma meno energie, e la motivazione risiederebbe nello sfruttamento del vantaggio che gli deriva dall’uso delle protesi.
Dall’altro lato, però, Lippi mette in evidenza come dai blocchi di partenza e fino al momento in cui non riesce a far entrare in risonanza le protesi, però, la performance di Pistorius sia molto meno efficace di quella degli atleti normodotati. Il “caso Pistorius” ha messo la comunità scientifica e quella della giustizia sportiva di fronte alla realtà dei “cyber atleti”. Il problema rimane, e viene sollevato anche dall’articolo firmato da Lippi: fino a che punto le migliorie della tecnica possono essere accettate senza che vengano considerate “dopanti”?

di ida casilli
Pubblicato il 14/07/2008

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