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Azioni «volatili»: attenzione alla sindrome dello scommettitore

Acquistare azioni o un biglietto della lotteria non è esattamente la stessa cosa. Eppure, secondo una ricerca che sarà pubblicata sul Journal of Finance, le caratteristiche socioeconomiche di chi si affida alla dea bendata sono molto simili a quelle degli investitori che acquistano le cosiddette “azioni-lotteria”, cioè quelle quote ad alto rischio e con una (remota) possibilità di (alti) guadagni.
L’autore dello studio Alok Kumar ha infatti definito “azioni-lotteria”, quelle con un prezzo inferiore ai 5 dollari, caratterizzate da alta volatilità (cioè una forte variazione dei prezzi nel tempo) e con una, pur minima, possibilità di ritorno nel breve periodo. In pratica, proprio come in una lotteria, ci sono spese piccole, altissime chance di perdita, accettate dall’investitore solo in vista di ridottissime potenzialità di un guadagno alto e immediato.
La borsa, però, non è un ippodromo: lo studio, intitolato non a caso “Chi gioca in borsa?”, osservando le  transazioni finanziarie di oltre 70 mila anonimi investitori, ha notato che “chi si affida alle azioni-lotteria tende a guadagnare tra il 2 e il 3% in meno rispetto agli altri investitori”.
Kumar ha poi tracciato un profilo socioeconomico del “giocatore”: sia le lotterie sia le azioni ad alto rischio sono più diffuse tra le persone con un reddito al di sotto della media, in aree ad alto tasso di disoccupazione e durante fasi di recessione economica. Più attratte dalle azioni-lotteria sembrano essere poi le zone a prevalenza cattolica piuttosto che protestante.
“È importante – conclude Kumar – conoscere le tendenze all’azzardo, anche perché la voglia di giocare aumenta nei periodi di crisi economica. Scommettere in borsa, in questo caso, può essere particolarmente dannoso: cercare di recuperare le perdite subite con investimenti di breve periodo e ad alto rischio potrebbe infatti peggiorare ulteriormente la situazione”.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 27/02/2009

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