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I sogni nei ricordi: al risveglio svaniscono per una «increspatura»

Freud ha interpretato alcuni sogni come spiragli aperti nell’inconscio, altri come desideri inappagati nella vita diurna. Attualmente la definizione scientifica maggiormente condivisa per spiegare l’attività onirica è quella di "fenomeni cerebrali legati alla fase Rem (rapid eye movement) del sonno". Ma perché spesso fatichiamo a ricordarne il contenuto? Secondo uno studio apparso sull’ultimo numero di Neuron, il minore sincronismo tra l’attività dell’ippocampo e quella della corteccia prefrontale del cervello, che caratterizza la fase Rem, potrebbe spiegare perché al risveglio dimentichiamo improvvisamente ciò che abbiamo sognato nel corso della notte. Una scoperta importante, soprattutto se si pensa che sogniamo per ben due ore ogni notte, per un totale di circa sei anni nel corso dell’intero arco della vita.
Fasi "sfasate" - Rem (Rapid eye movement) e Nrem (not rapid eye movement) sono i nomi delle due fasi principali del sonno nei mammiferi. La differenza neurologica tra la fase Rem - caratterizzata da movimenti rapidi degli occhi e da un’elevata attività cerebrale - e quella Nrem consisterebbe soprattutto nel diverso grado di sincronia tra l’attività dell’ippocampo, regione del cervello fondamentale nei processi mnemonici, e quella della corteccia prefrontale, che costituisce l’area in cui vengono immagazzinati i ricordi che costituiscono la memoria a lungo termine.
La sincronia del cervello - “Data l’importanza della sincronia e della plasticità sinaptica, e dato il ruolo fondamentale del sonno nell’apprendimento e nella memoria – spiega G. Siapas Athanassios del California Institute of Technology, che ha guidato lo studio – la domanda che ci siamo posti è se esistano specifici intervalli temporali tra l’attività della neocorteccia e quella dell’ippocampo durante il sonno, e in che modo questi intervalli differiscano tra la fase Rem e quella Nrem”.
Ippocampo e neocorteccia - Utilizzando sofisticate tecniche di registrazione dell’attività neuronale, Siapas e colleghi hanno analizzato infatti i movimenti delle cellule nervose nell’area corticale prefrontale e in quella ippocampale dei topi durante il sonno. Ed è risultata<!--{PS..1}- l`esistenza di consistenti interazioni tra l’ippocampo e la neocorteccia durante la fase Nrem, ma solo all’interno di specifici momenti di attività dell’ippocampo definiti “increspature”.
Perchè si dimenticano i sogni - L’ipotesi dei ricercatori è che nel corso di tali “increspature” vengano trasportati da un’area all’altra del cervello pacchetti di informazioni ben definite per la formazione dei ricordi. Ma se i processi responsabili della formazione della memoria vengono attivati nel corso della fase Nrem, gli scienziati hanno osservato come il collegamento tra l’ippocampo e la corteccia prefrontale si riduca notevolmente nel corso della fase Rem, ovvero quella legata al sogno. Questo, secondo i ricercatori, potrebbe spiegare perché la maggior parte dei sogni vengono dimenticati. 

di lidia baratta
Pubblicato il 04/03/2009