Amore o odio?
Al cervello per giudicare
bastano trenta secondi
“L’abito non fa il monaco” recita un noto proverbio. Eppure la prima impressione resta per molti quella che conta più di tutte. In fila al supermercato, al pub o in metropolitana, tutte le volte che entriamo in contatto con qualcuno attiviamo immediatamente un meccanismo che ci porta a emettere sentenze e giudizi di antipatia o simpatia, il più delle volte inappellabili e definitivi. Ma come funziona questa sorta di “tribunale personale”? Gli scienziati della New York University, in collaborazione con la Harvard University, hanno individuato i sistemi neurali coinvolti nella codifica delle informazioni sociali e nella formazione delle impressioni cosiddette “a pelle”. Basta meno di mezzo minuto, dicono infatti gli scienziati americani, perché ognuno di noi si faccia un’idea precisa, attraverso rapidissime osservazioni, di persone mai viste prima.
Lo studio - Per esplorare i processi cerebrali alla base della formazione della “prima impressione”, l’équipe di ricercatori ha esaminato l’attività cerebrale di un campione di volontari impegnati a dire la propria su 20 personaggi inesistenti, di cui però erano stati forniti un profilo personale e una fotografia.
Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno osservato come nel lasso di tempo tra l’acquisizione delle informazioni sociali e l’emissione di un primo giudizio di valore si attivino due particolari aree del cervello: l’amigdala e la corteccia cingolata posteriore. La prima è una piccola area del lobo temporale mediale, di cui era già noto il coinvolgimento nelle valutazioni sociali basate sulla fiducia e nella memorizzazione delle emozioni. Della seconda regione, invece, si conosceva finora il ruolo fondamentale nelle scelte di carattere economico.
“Anche se l’incontro con una persona dura solo pochi istanti – ha spiegato Elizabeth Phelps della NYU, che ha collaborato alla ricerca - le due regioni del cervello sono impegnate intensamente nella formazione della cosiddetta prima impressione”. Una sentenza di amore o odio, simpatia o antipatia, concludono i ricercatori, che spesso fatichiamo a modificare nel corso del tempo.
Lo studio - Per esplorare i processi cerebrali alla base della formazione della “prima impressione”, l’équipe di ricercatori ha esaminato l’attività cerebrale di un campione di volontari impegnati a dire la propria su 20 personaggi inesistenti, di cui però erano stati forniti un profilo personale e una fotografia.
Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno osservato come nel lasso di tempo tra l’acquisizione delle informazioni sociali e l’emissione di un primo giudizio di valore si attivino due particolari aree del cervello: l’amigdala e la corteccia cingolata posteriore. La prima è una piccola area del lobo temporale mediale, di cui era già noto il coinvolgimento nelle valutazioni sociali basate sulla fiducia e nella memorizzazione delle emozioni. Della seconda regione, invece, si conosceva finora il ruolo fondamentale nelle scelte di carattere economico.
“Anche se l’incontro con una persona dura solo pochi istanti – ha spiegato Elizabeth Phelps della NYU, che ha collaborato alla ricerca - le due regioni del cervello sono impegnate intensamente nella formazione della cosiddetta prima impressione”. Una sentenza di amore o odio, simpatia o antipatia, concludono i ricercatori, che spesso fatichiamo a modificare nel corso del tempo.
di lidia baratta (09/03/2009)
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Commenti dei lettori
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- Confermo in pieno. E fu amore eterno.

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