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Ictus e danni cerebrali: microsfere di staminali per riparare il cervello

Una piccolissima bio-struttura nella quale sono racchiuse delle cellule staminali in grado di riempire i buchi che si creano nei tessuti neurali in seguito agli ictus, riparando i danni cerebrali: la ricerca, pubblicata su Biomaterials, è stata portata avanti da un team di scienziati inglesi del Biotechnology and Biological Sciences Research Council.
Si tratta di piccole sfere di polimeri costruite con materiale biodegradabile e riempite di staminali. La sottile impalcatura biodegradabile, spiegano i ricercatori, si è resa necessaria perché in test di laboratorio precedenti le cellule staminali iniettate nelle cavie senza alcuna struttura di supporto erano migrate dai tessuti cerebrali danneggiati a quelli sani, piuttosto che riempire le cavità danneggiate.
Le piccole sfere di polimeri, spiegano i ricercatori che hanno guidato la ricerca, sembrano invece funzionare senza grandi intoppi. Inoculate con un ago sottilissimo direttamente nei buchi creati nel cervello dall’ictus, le sfere con le loro staminali, nel giro di sette giorni, hanno dimostrato di essere capaci di prendere la forma dei buchi cerebrali, e di stabilire così le connessioni con le altre cellule, permettendo il ripristino dell’intero tessuto neurale.
“Potremmo aspettarci di riscontrare un miglioramento in seguito a un ictus se vengono rimpiazzate le cellule fuori uso – afferma Mike Modo, coordinatore della ricerca – e questi sono i risultati che ci proponiamo di raggiungere mediante la nuova tecnica in fase di sperimentazione”. 
La prospettiva futura degli scienziati è la creazione anche di nuovi vasi sanguigni tramite l’utilizzo di una proteina, la Vegf, in modo tale da collegare il nuovo tessuto con il resto del cervello.
Anche se i test da effettuare e i passi da compiere sono ancora molti, spiegano i ricercatori, la tecnologia per il ripristino delle funzioni cerebrali danneggiate dall’ictus – una delle principali cause di disabilità nei paesi sviluppati – sta facendo passi da gigante. In attesa di nuove terapie.

di c.s.
Pubblicato il 12/03/2009

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