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Infarto: per intercettarlo più test di prevenzione

Più test di prevenzione per aiutare a predire l’infarto negli individui a basso rischio cardiovascolare. È la proposta fatta dai membri della Società americana radiologi interventisti che, in occasione del 34° meeting annuale, hanno illustrato come la frequente somministrazione di test di screening cardiologico preventivo possa battere sul tempo infarti e attacchi cardiaci per migliaia di persone che non sanno di correre un alto rischio cardiovascolare. Circa il 25% delle morti dovute a problemi cardiaci negli Stati Uniti si verificherebbero infatti, secondo gli esperti, proprio in individui che pensano di avere un cuore sano e forte.
La ricerca -
Analizzando le condizioni di salute cardiovascolare di quasi settemila uomini e donne americani di circa 40 anni d’età attraverso test di prevenzione come l’Indice caviglia-brachiale o il Framingham Risk Score, i ricercatori hanno individuato la presenza di fattori di rischio cardiovascolare nel 45% degli individui precedentemente non considerati a rischio. “Con l’aiuto di questi semplicissimi test di screening – spiega Timothy Murphy, membro dell’Associazione americana radiologi interventisti – è stato possibile migliorare la precisione della previsione del rischio cardiovascolare e, di conseguenza, aiutare le persone a identificare una terapia medica intensiva in grado di prevenire infarti e ictus”.
Prevenzione -
Più di 1 milione di americani ogni anno soffre di attacchi di cuore, un terzo dei quali porta alla morte. Circa 750 mila sono invece gli abitanti d’oltreoceano che ogni anno sono colpiti da ictus.

Se il 75% dei casi di infarto e ictus è associato a fattori di rischio come fumo, diabete, pressione alta e obesità, il restante 25% dei casi si verifica in soggetti che sono convinti di non correre alcun rischio cardiovascolare. “Per

combattere la morte improvvisa da infarto

– conclude Murphy – la prevenzione primaria, che riguarda le corrette abitudini di vita, deve essere associata quindi a più frequenti screening di prevenzione cardiovascolare”.

di lidia baratta
Pubblicato il 16/03/2009