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Bon ton business: sorrisi e gentilezze per essere top manager

Gli inglesi la definiscono comfort-culture: una risposta indiretta alla crisi. Anche sul lavoro un atteggiamento distensivo può essere la soluzione. Se nella vita di tutti i giorni cortesia e bon ton non sempre vengono compresi, nel mondo degli affari agire con un pizzico di gentilezza e un tocco di savoir faire potrebbe rappresentare invece un vero e proprio vantaggio competitivo. A dirlo sono i risultati di due ricerche parallele condotte dalla North Carolina State University, secondo le quali manager e leader aziendali riuscirebbero a ottenere migliori prestazioni e profitti instaurando nell’ambiente lavorativo rapporti reciproci di onestà, educazione e rispetto.
Lo studio - Concentrandosi sui legami all’interno di un team composto da ingegneri, scienziati e impiegati, i ricercatori americani hanno monitorato l`equazione sorrisi-produttività. Risultato: un manager gioviale è una risorsa per tutta l`azienda, è capace di migliorare la collaborazione e, cosa non da poco, ha una marcia in più per il raggiungimento dei risultati.
"Quando vengono messi in moto dei comportamenti che vanno oltre il ruolo professionale, definiti di cittadinanza organizzativa, si osserva un miglioramento della qualità del lavoro e anche un maggior coinvolgimento nella vita dell`azienda", spiega a Salute24 Adalgisa Battistelli, docente di Psicologia del lavoro dell`Università di Verona e presidente della Siplo (Società Italiana di Psicologia del Lavoro e dell`Organizzazione). Un sorriso non basta, ma può aiutare. "Ci sono degli stimoli, come partecipare ad iniziative di solidarietà promosse dall`azienda, aiutare un collega in difficoltà  - prosegue l`esperto - , che migliorano l`andamento dell`impresa".
Oltre l`ufficio - Gli psicologi americani hanno voluto osare di più chiedendosi cosa accade quando il capo  cortese si trasforma anche in un amico. Organizzare cene, serate tra colleghi o gite fuori porta al di fuori dell’ambiente di lavoro, sostengono i ricercatori, potrebbe aiutare a conoscere meglio qualità e caratteristiche personali utili, oltre che favorire l’emergere di idee brillanti che rimangono invece sopite durante l’orario lavorativo. Ma attenzione, spiega Battistelli, "la cultura nordamericana del lavoro è caratterizzata da un forte elemento di personalizzazione che da noi non esiste". Piuttosto di un atteggiamento che "suonerebbe anche come un`intrusione nel privato - commenta la psicologa -, si dimostra più positivo il sostegno che un supervisore o l`impresa danno al lavoratore". Asili nido interni, soluzioni flessibili per conciliare famiglia e occupazione, supporto per le ansie legate a momenti particolari, possono fare di più. "Un rapporto troppo ravvicinato, in cui il ruolo di supervisore si sovrappone a quello di amico e confidente - conclude Battistelli - può produrre un miglioramento, ma in alcuni casi può anche peggiorare la situazione".

di lidia baratta
Pubblicato il 24/03/2009