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Gravidanze a rischio, alla Cattolica nasce un centro

I parti difficili sono poco remunerativi. C’è anche questo fattore tra gli ostacoli con cui si devono scontrare ogni anno le oltre 50 mila gravidanze a rischio che si verificano in Italia. Colpa delle risorse che mancano e delle tabelle per diarie da ricovero che per le maternità più problematiche sono poco redditizie. Per monitorare questo tipo di fenomeni, è nato il Centro Studi per la Tutela della Salute della Madre e del Concepito dell`Università Cattolica di Roma, che sarà presentato oggi pomeriggio nell`ambito del Sanit - V Forum Internazionale della Salute, in occasione del convegno "Aborto: dall`informazione alla conoscenza".
A spiegarne le ragioni è Alessandro Caruso, direttore del Centro Studi e dell’Unità Operativa di Patologia Ostetrica e Ginecologica del Policlinico universitario "Agostino Gemelli", dove da oltre trent’anni vengono seguite circa 500 gravidanze ad alto rischio ogni anno. Gestanti affette da diabete, malattie autoimmuni, cardiovascolari, obesità, epilessia, distiroidismi, malformazioni fetali, malformazioni uterine o fibromiomi: la lista delle complicazioni che possono interessare la gravidanza è lunga.
“In Italia ogni anno sono oltre 50mila le gravidanze ad alto rischio- spiega Caruso -. La medicina ostetrica può oggi risolvere o migliorare il destino di queste gravidanze, ma è scarsa l`attenzione per questo tipo di medicina” da parte “della società e dei finanziatori pubblici o privati della ricerca di base”. In Italia, denuncia il ginecologo, “stanno scomparendo i reparti ospedalieri di assistenza alle gravidanze difficili perché questo tipo di ricoveri è poco remunerativo secondo le tabelle dei Drg”. Il Centro studi coordinerà anche l`attività del "Telefono Rosso", il servizio gratuito di consulenza per i difetti congeniti e sull’uso di farmaci in gravidanza, che ogni anno dà ascolto a circa 8000 donne.

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Pubblicato il 14/07/2008

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