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Malati terminali: chi è religioso chiede cure più intensive

Malati terminali e devoti: secondo una ricerca americana il binomio non equivale a rassegnazione e preghiera ma piuttosto a cure più intense e aggressive. Ad affermarlo è uno studio condotto da un team di studiosi del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the American Medical Association.La ricerca - Gli studiosi hanno osservato il comportamento di 345 pazienti affetti da cancro all`ultimo stadio e ricoverati in sette ospedali diversi, cercando di valutare l`importanza che la religione ha rivestito nel decorso della loro malattia e il ruolo che la spiritualità ha assunto al momento di scegliere la strada terapeutica da percorrere.  Fede: conforto o accanimento terapeutico? - Dai risultati raccolti i ricercatori hanno potuto constatare che la religiosità non è quindi vista solo come una fonte di supporto spirituale per i malati: i credenti sono anche, secondo i ricercatori, tre volte più propensi degli atei a ricevere cure intensive e "misure eroiche" in grado di estendere il più a lungo possibile gli ultimi giorni di vita, anche se questo spesso significa maggiore sofferenza, e forniscono meno spesso ai medici indicazioni sulle terapie a cui desiderano sottoporsi. Qualità di vita, qualità di morte - "I risultati indicano che la religiosità può spingere i malati terminali di cancro a richiedere trattamenti aggressivi - affermano gli autori dello studio - e questi sono di solito associati a scarsa `qualità di morte`. Un risvolto negativo quindi per coloro che, spinti dalla devozione, insistono nel combattere contro la malattia".  Medici e pazienti: il dialogo per fare le scelte giuste - Uno studio destinato a suscitare dibattito tra la comunità religiosa e la comunità scientifica. I medici, suggeriscono i ricercatori, devono imparare a prestare la necessaria attenzione alla fede religiosa dei loro pazienti e discutere con loro di prognosi e trattamenti per comprendere le motivazioni alla base delle loro scelte terapeutiche e aiutarli in questo modo ad affrontare la malattia.

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Pubblicato il 18/03/2009