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Batteri incandescenti: nuova diagnosi lampo per la tubercolosi

Illuminare i batteri infettivi per diagnosticare la tubercolosi. La novità arriva dai laboratori dell’Albert Einstein College of Medicine e dell’Università di Pittsburgh, dove gli scienziati hanno sviluppato un test in grado non solo di scovare la malattia in tempi molto brevi, ma anche di distinguere i ceppi farmaco-resistenti da quelli trattabili invece attraverso l’assunzione di antibiotici.
La ricerca – Gli scienziati della Pennsylvania hanno combinato geneticamente un virus batteriofago, ossia in grado di provocare la distruzione dei batteri, con una proteina fluorescente di colore verde (GFP). Poiché i virus batteriofagi agiscono generalmente iniettando il loro Dna nelle cellule batteriche, anche il gene della proteina fluorescente viene quindi inoculato all’interno dei microbatteri che causano la tubercolosi, in particolare il Mycobacterium tubercolosis (chiamato anche Bacillo di Koch). In questo modo i tanto temuti batteri tubercolotici diventano incandescenti, permettendo quindi la loro immediata individuazione mediante particolari apparecchiature cliniche.
Diagnosi veloce – “Lo sviluppo di batteri fluorescenti – spiega William R. Jacobs, coordinatore dello studio – permette di aggirare l’attuale metodo di diagnosi della tubercolosi, che richiede la coltivazione in laboratorio di questi microbatteri a lenta crescita per 4-12 settimane”. Individuando immediatamente i microbatteri infettivi grazie all’iniezione della proteina luminescente, i ricercatori di Pittsburgh sostengono dunque di “poter ridurre i tempi di diagnosi da alcune settimane a diversi giorni o addirittura ore, con un impatto significativo sul successo clinico del trattamento antibiotico”. 
Tbc in Africa – Da un recente rapporto sulla diffusione della malattia in Sud Africa, spiegano gli scienziati, è emerso come alcuni ceppi della tubercolosi siano in grado di uccidere un uomo nel giro di poco più di 15 giorni. “Si perde troppo tempo prezioso – dice Graham Hatfull, co-autore dello studio – per raccogliere i campioni da analizzare, trasmetterli ai laboratori, analizzarli e ritrasmetterli agli ospedali. I medici hanno bisogno invece di metodi rapidi, poco costosi e semplici per individuare la malattia già in ospedale”. E il test messo a punto negli States permetterebbe proprio di “raggiungere una rapida diagnosi – aggiunge – in modo che la malattia possa essere immediatamente isolata e trattata con i farmaci adatti”.
Ceppi farmaco-resistenti – Oltre a rendere possibile una diagnosi immediata, il test messo a punto nei laboratori di Pittsburgh sarebbe anche in grado di distinguere i ceppi della malattia sensibili agli antibiotici da quelli multiresistenti (MDR-TB) ed estensivamente resistenti (XDR-TB), che normalmente necessitano di diversi mesi per essere riconosciuti. I ricercatori infatti, servendosi dei batteriofagi luminescenti, hanno potuto osservare anche quali organismi venissero “spenti” dagli antibiotici e quali invece continuassero a vivere nell’organismo.

di lidia baratta
Pubblicato il 07/04/2009