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«La sindrome della terra che trema»: gli esperti rispondono

"La prima cosa da spiegare alla popolazione traumatizzata da un terremoto? Ricordare che è l`evento ad essere eccezionale, non la reazione delle persone". A parlare è Angelo Napoli, psicologo dell`emergenza, vicepresidente della Sipem, (Società italiana di psicologia dell`emergenza). "La paura è una reazione normale a situazione anormali", dice a Salute24. Napoli sta gestendo l`organizzazione dei volontari psicologi al seguito della Protezione civile per prestare i primi soccorsi agli sfollati abruzzesi. Parola d`ordine: normalizzare le emozioni, "offrire alle persone la consapevolezza che tutte le emozioni, anche le più forti, sono assolutamente normali in questi momenti".
Il primo blocco da superare dopo uno shock è la fase di panico generalizzato. "È una risposta iper-sensibile a tutti gli stimoli esterni". Gli esperti la chiamano iperattivazione. Una porta che sbatte o un rumore improvviso fanno saltare i nervi come molle. È solo una delle manovre di difesa che il cervello mette in atto per proteggersi. Altro meccanismo di difesa automatico e indomabile è l`evitamento, "termine con il quale si indicano quelle strategie psicologiche che portano a tenersi lontano da casa e a temere di tornare in un luogo chiuso". Paure che possono "cambiare le abitudini quotidiane". Ma anche rivivere il passato, i boati e i crolli, fa parte della "sindrome della terra che trema", una fobia che può durare a lungo. "I ricordi di un evento del genere sono molto persistenti", commenta Napoli. I bambini sono quelli che possono risentirne di più. "Molto spesso hanno degli atteggiamenti regressivi, ricominciano a succhiare il dito o il ciuccio, hanno difficoltà ad addormentarsi, qualcuno torna a fare pipì a letto". L`influenza dei genitori è decisiva nel tranquillizzarli.
Le risposte più intense e negative, ricordano gli esperti, sono per fortuna soltanto una minoranza. "Dare soccorso agli altri, mettere in campo atteggiamenti altruistici è una delle situazioni `positive` che si possono verificare in questi momenti", spiega Gabriele Prati, psicologo dell`Università di Bologna. Prati è autore insieme a Luca Pietrantoni di una manuale di Psicologia dell`emergenza (Il Mulino). "Negli attimi subito successivi è fondamentale accompagnare i superstiti in punti di raccolta in cui possano sentirsi al sicuro, lontani dalla vista delle macerie". C`è poi il ricongiungimento con i familiari. "Gli stessi soccorritori, esposti spesso a scene crude, devono essere supportati".
Anche se un terremoto non può essere previsto, "rivedere i consigli e i comportamenti da tenere in caso di evento sismico ed eseguire frequenti esercitazioni aiuta a sentirsi più sicuri". Notizie e informazioni a caldo sono indispensabili, spiega l`esperto, per superare la fase di disorientamento. Ma attenzione, dice Prati: "Il consiglio ai superstiti è sempre quello di non trascorrere troppe ore davanti ai telegiornali, cosa che può acuire il senso di ansia".
(aggiornato l`8-04-2009)

di cosimo colasanto
Pubblicato il 06/04/2009